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Regionali, il rimpasto si arena: il “veto” di Roma sbarra la strada alla DC

Last updated: 06/04/2026 8:23
By Redazione 122 Views 5 Min Read
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Slitta l’ingresso dei cuffariani in giunta. Tra le resistenze di Schifani e le indicazioni di Tajani, il nome di Ignazio Abbate diventa un caso politico.

Contents
L’altolà di Tajani: “Niente indagati”Schifani “resiste”: la DC all’angoloIl “caso Abbate” e le ombre del passatoUn partito prigioniero della nostalgiaSi precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

Doveva essere il rimpasto della stabilizzazione, si sta trasformando nel pantano della coalizione. Le lancette dell’orologio politico a Palazzo d’Orléans sembrano essersi fermate: la scadenza di fine marzo fissata dal presidente Renato Schifani è trascorsa senza fumata bianca. La Democrazia Cristiana, che dava per scontato il proprio ritorno nell’esecutivo regionale, si ritrova ancora una volta alla porta, prigioniera di veti incrociati e ombre giudiziarie.

L’altolà di Tajani: “Niente indagati”

Il freno principale non arriva da Palermo, ma da Roma. Antonio Tajani, leader di Forza Italia e vicepremier, ha tracciato una linea rossa invalicabile: nessuna apertura a nuovi indagati. Un diktat che appare come un siluro diretto verso Ignazio Abbate, l’uomo di punta scelto dalla DC per un assessorato.

Non è la prima volta che Tajani si smarca dal mondo cuffariano; già in occasione delle scorse Europee, il coordinatore azzurro aveva preferito puntare su figure di rottura come Caterina Chinnici, declinando ogni ipotesi di accordo con Totò Cuffaro. Oggi, quella scelta si trasforma in una strategia di rigore che Schifani sembra intenzionato a seguire per non incrinare i rapporti con il vertice nazionale del suo partito.

Schifani “resiste”: la DC all’angolo

Secondo indiscrezioni parlamentari, lo stesso Governatore avrebbe confidato ai suoi fedelissimi la volontà di “resistere” alle pressioni della DC. La posizione di Schifani evidenzia un dato politico macroscopico: nonostante i numeri all’Assemblea Regionale Siciliana (ARS), la Democrazia Cristiana non riesce a esercitare un peso contrattuale decisivo. Il partito appare oggi smarrito, più impegnato a difendere i propri spazi di potere che a costruire una proposta politica capace di superare le diffidenze degli alleati.

Il “caso Abbate” e le ombre del passato

A complicare la scalata dei centristi sono le vicende giudiziarie che coinvolgono Ignazio Abbate, legate al suo mandato di sindaco a Modica. Due i fronti aperti:

  • Truffa sui risarcimenti: un’inchiesta relativa ai fondi per la tromba d’aria del 2021, dove si ipotizzano indennizzi gonfiati o non dovuti.
  • Fondi per i libri: un presunto utilizzo improprio di circa 472 mila euro destinati al supporto scolastico.

Sebbene si tratti di procedimenti in corso, la loro esistenza rende politicamente “invendibile” la nomina di Abbate in un momento in cui la coalizione di centrodestra cerca di proiettare un’immagine di rinnovamento e trasparenza.

Un partito prigioniero della nostalgia

La vera zavorra della DC siciliana sembra essere l’incapacità di recidere il cordone ombelicale con la stagione di Totò Cuffaro. Nonostante i guai giudiziari del leader — attualmente ai domiciliari per un’inchiesta di corruzione — la classe dirigente del partito continua a rivendicarne l’eredità con orgoglio.

Questa fedeltà assoluta, se da un lato garantisce una base elettorale solida, dall’altro isola il partito nel contesto nazionale. In una fase politica dove la credibilità è la moneta più preziosa, la DC siciliana rischia di restare una forza anacronistica, intrappolata nel ricordo di un passato che Roma non è più disposta ad accettare.

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Si precisa: La pubblicazione di un articolo e/o di un’intervista scritta o video in tutte le sezioni del giornale non significa necessariamente la condivisione parziale o integrale dei contenuti in esso espressi. Gli elaborati possono rappresentare pareri, interpretazioni e ricostruzioni storiche anche soggettive. Pertanto, le responsabilità delle dichiarazioni sono dell’autore e/o dell’intervistato che ci ha fornito il contenuto. L’intento della testata è quello di fare informazione a 360 gradi e di divulgare notizie di interesse pubblico. Naturalmente, sull’argomento trattato, caltanissetta401.it è a disposizione degli interessati e a pubblicare loro i comunicati o/e le repliche che ci invieranno. Infine, invitiamo i lettori ad approfondire sempre gli argomenti trattati, a consultare più fonti e lasciamo a ciascuno di loro la libertà d’interpretazione.

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