Non è solo una difesa d’ufficio, è una vera e propria mobilitazione identitaria. Forza Italia si compatta attorno alla figura di Giorgio Mulè, vicepresidente della Camera, travolto da quella che i vertici del partito definiscono una “violenta offensiva mediatica”.
Al centro del caso, le citazioni giornalistiche relative a un’inchiesta sugli appalti della Difesa che, è bene ribadirlo, non vedono Mulè iscritto nel registro degli indagati.
Lo scudo dei vertici siciliani: Schifani in prima linea
Il Presidente della Regione Siciliana, Renato Schifani, ha rotto gli indugi con una dichiarazione che punta direttamente al cuore della cultura garantista del partito. Nonostante le recenti dialettiche interne alla politica regionale, Schifani ha scelto la via della fermezza istituzionale:
Contro la “colata di fango”: Schifani ha espresso solidarietà totale a Mulè, denunciando il meccanismo perverso per cui un rappresentante dello Stato viene “processato” dai titoli dei giornali in assenza di atti giudiziari certi.
Valori non trattabili: Per il Governatore, la vicenda è il simbolo di una deriva giustizialista che mira a colpire l’onorabilità delle persone: “Forza Italia non accetta processi di piazza. Conosciamo il rigore di Giorgio e non permetteremo che la sua storia venga infangata da suggestioni senza fondamento”.
L’affondo di Marcello Caruso
Sulla stessa linea si è mosso il coordinatore regionale Marcello Caruso, che ha trasformato la difesa di Mulè in un atto d’accusa contro il sistema dell’informazione:
“Siamo di fronte a un’aggressione incredibile. Si cerca di trasformare la normale attività istituzionale in un sospetto, calpestando il diritto alla dignità delle persone. È un attacco che non colpisce solo Mulè, ma l’intero perimetro dei moderati.”
Un partito granitico oltre le correnti
L’effetto politico della vicenda è stato quello di unire le diverse anime del partito. In un momento in cui la cronaca politica siciliana registrava piccole crepe tra l’area “schifaniana” e quella vicina a Mulè, l’attacco esterno ha agito da collante.
Garantismo come identità: La linea azzurra è chiara: finché non c’è una contestazione formale, parlare di coinvolgimento è un atto di “sciacallaggio”.
Riforma della Giustizia: Il caso Mulè viene già utilizzato dai parlamentari di Forza Italia come esempio concreto dell’urgenza di una riforma che metta un freno alla pubblicazione arbitraria di atti non rilevanti e alle gogne mediatiche.
Mentre Mulè rivendica la propria totale estraneità e prosegue i lavori a Montecitorio, Forza Italia promette battaglia in ogni sede per difendere quello che definisce “il primato della verità giudiziaria su quella mediata”.
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