In punta di piedi, con rispetto e curiosità, una ventina di cittadini nisseni ha attraversato ieri, venerdì 10 aprile alle ore 15:15, uno dei luoghi più simbolici della città: lo storico
stabilimento dell’Amaro Averna.
Una passeggiata culturale che è stata molto più di una semplice visita: un momento di consapevolezza collettiva tra passato, presente e futuro.
L’iniziativa, gratuita e aperta alla cittadinanza, è stata accompagnata da Titti Marchese e promossa dal gruppo WhatsApp “Insieme per… Caltanissetta”, ideato e amministrato da Salvatore Rizzo.
Un’esperienza partecipata che ha permesso ai presenti di riscoprire un luogo che
appartiene profondamente all’identità nissena.
Ad aprire la visita, una breve ma vivace parentesi teatrale: “Un Amaro Averna al Bar Romano”,
pièce comica in un atto di Daniela Micu Galiano, interpretata con spirito e affetto da Michela
Lauria, Gabriella Taca, Michele Vasapolli e Cettina De Bilio.
Un momento leggero che ha saputo introdurre con delicatezza il valore umano e sociale legato al marchio.

Lo stabilimento, fondato nel 1868, rappresenta un raro equilibrio tra tradizione storica e dinamiche
industriali moderne. Le sue origini affondano nella tradizione monastica e nella famiglia Averna,
mentre la parte più antica della struttura è oggi riconosciuta come bene monumentale.
Non si tratta, quindi, soltanto di un sito produttivo, ma di un vero e proprio simbolo della storia industriale siciliana.
Averna, da sempre considerato un fiore all’occhiello della città e dell’intera Sicilia, mantiene un
legame fortissimo con il territorio.
Gli ingredienti, gli aromi, la cultura mediterranea: tutto contribuisce a rafforzare un’identità che va oltre il prodotto, diventando espressione autentica di un territorio.
È anche per questo che lo stabilimento, visitabile in occasioni speciali, rappresenta una potenziale risorsa per il turismo enogastronomico e per la valorizzazione del patrimonio locale.
Un elemento di continuità importante è rappresentato dalla ricetta, rimasta sostanzialmente
invariata nel tempo, e dal fatto che a Caltanissetta si conserva ancora una fase centrale del
processo produttivo, quella dell’infusione.
Un dettaglio non secondario, che contribuisce a mantenere intatta l’autenticità del prodotto.
Accanto agli aspetti positivi, i partecipanti hanno riflettuto anche su alcune criticità.
La progressiva riduzione dell’importanza produttiva locale, il calo occupazionale e la dipendenza da grandi gruppi industriali pongono interrogativi concreti sul futuro.
Le recenti operazioni di vendita del marchio hanno infatti alimentato dubbi sul mantenimento di un legame solido con la Sicilia, con il rischio che Averna possa trasformarsi sempre più in un brand globale, meno radicato nel territorio che lo ha visto nascere.
In questo contesto si inserisce il recente accordo per la cessione del marchio a Ilva Saronno
Holding, già proprietaria, tra gli altri, di Disaronno, e degli storici vini siciliani Florio e Duca di
Salaparuta.
Che questo nuovo capitolo sia una trasformazione in grado di unire una visione globale con una forte identità locale, esaltando ancora di più la nostra storia, il sapere e l’anima di Caltanissetta e della Sicilia.
La giornata si è conclusa con un momento conviviale semplice ma significativo: una degustazione
dell’Amaro Averna accompagnato da torrone nisseno, servito con ghiaccio e una fresca buccia
d’arancia.
Un gesto simbolico, quasi rituale, che ha riportato tutti all’essenza più autentica
dell’esperienza.
Un ringraziamento sentito ai partecipanti, a Titti Marchese, allo stabilimento dell’Amaro Averna,
alle consulte comunali della Cultura e delle Politiche Sociali, la cui presenza ha rafforzato nei
cittadini la fiducia nel valore dell’impegno condiviso per la tutela del bene comune.
Vedremmo con grande favore l’inserimento del museo dell’Amaro Averna nel tanto auspicato
progetto del museo diffuso di Caltanissetta, quale tassello prezioso in grado di rafforzare il legame
tra identità industriale, memoria storica e valorizzazione culturale del territorio.
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