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Leandro Janni: In memoria di Beppe Burgio, pittore e scrittore nisseno

Last updated: 15/04/2026 18:57
By Redazione 115 Views 6 Min Read
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Se ne è andato anche Beppe Burgio. Se ne è andato in questi giorni di dolente primavera del 2026. Beppe Burgio è nato a Caltanissetta nel 1941.

Artista e intellettuale inquieto, un’indomita passione per la pittura e la scrittura, Burgio, pur vivendo da diversi anni lontano da Caltanissetta, è rimasto sempre legato alla sua città. Alla sua terra d’origine. Profondamente amata e insieme odiata.

Nel 1978 si trasferisce a Reggio Emilia, dopo gli anni giovanili vissuti a Roma. Noto per la sua pittura ricca di simbolismi e colori mediterranei, egli ha trasposto la sua poetica della memoria in romanzi, esplorando la Sicilia e le sue vicende umane. 

A sessant’anni decide di esprimersi sostituendo il pennello con la biro e i colori con le parole: desiderava far parlare i suoi personaggi e far sì che i suoi paesaggi solari e ricchi di colore diventassero fondali di racconti.

Romanzi, narrazioni a volte veri, spesso verosimili, fortemente intrisi di quella “madeleine” proustiana che già si intravedeva nelle sue opere pittoriche. Storie generate dunque dal continuo scavare nei ricordi, nel tempo che fu. “Una vita lunga diciotto metri”, “Che bel paese sarebbe questo se … un sogno fatto in Sicilia” e “L’altra faccia della luna”, “L’uomo che visse due vite parallele” sono i suoi romanzi.

Di un altro romanzo che stava scrivendo mi parlò diverse volte, ma poi non ci siamo più sentiti. Non ci siamo più visti.

Nel maggio del 2023, ho avuto il piacere e l’onore di presentare “L’uomo che visse due vite parallele” (Carlo Saladino Editore, Palermo 2022), presso la sala conferenze della Sicilbanca di Caltanissetta. Ci eravamo conosciuti per telefono.

Beppe, colpito dalle mie azioni sul territorio e dai miei articoli critici nei riguardi delle cultura nissena, volle conoscermi ed esprimermi la sua stima.

Questo, sebbene politicamente fossimo agli antipodi. Lui di destra, io di sinistra. Ma, si sa, le  affinità elettive oltrepassano certi limiti. E dunque, discutevamo di arte, di bellezza, di letteratura, di politica, del senso della vita.

Discutevamo di mostre da organizzare e del progetto di un Museo d’Arte Contemporanea a Caltanissetta. Progetto prima frainteso e poi naufragato nelle angustie di un provincialismo che pare inestirpabile.     

Adesso che Beppe non c’è più, voglio riproporre la presentazione, la trama del suo romanzo presentato in anteprima a Caltanissetta.

Un’acuta nostalgia e insieme la consapevole, dolente condizione del vivere contemporaneo connotano il romanzo di Beppe Burgio “L’uomo che visse due vite parallele”.

Siamo a Milano, anno 2020. Due passioni amorose: un amore vero, carnale, quotidiano del protagonista Arturo Daddi, professore universitario e scrittore, per la compagna Monica e un amore irreale, immaginario, platonico per Aurora Belviso de Luna, apparsa, incontrata a Villaermosa del Salso (Caltanissetta), nell’anno 1929.

Una vita reale da troppo tempo vissuta come un automa, quella di Arturo, in una grigia metropoli contemporanea. Una vita alienante, spersonalizzante, cinica. Senza odori, sapori, colori. Priva di umanità.

A Villaermosa, invece, Arturo vive un’esperienza irreale ma intensa, significativa. Decisiva. Un sogno vissuto in un paese del Sud, dove tutto è memoria, e la memoria è in tutto; dove una straordinaria tranquillità, un paesaggio familiare, ospitale e rassicurante, e una luce vitale e calda e, soprattutto, gli occhi e la voce di Aurora seducono inesorabilmente il protagonista del romanzo.

«Come ebbe a scrivere Calderón de la Barca, “La vita è sogno”, e io continuavo a vivere sognando, rinchiuso nel mio studio che si andava trasformando in quel “nuovo vecchio mondo” in cui c’era quel “tutto” di cui avevo bisogno, trasfigurandomi sempre di più nell’altro me stesso» – afferma l’autore, a un certo punto del racconto.   

E dunque, riuscirà Arturo, vivendo due vite parallele, tra affanni e dubbi del quotidiano e immaginifiche rappresentazioni di un anelato “altrove”, a ritrovare se stesso e il senso pieno dell’esistenza? Riuscirà a vivere l’autenticità, la forza e la bellezza di un nuovo umanesimo?

Leandro Janni

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