Di fronte ai processi che coinvolgono i vertici del partito, i Fratelli d’Italia scelgono la linea morbida. Intanto Schifani prepara il nuovo assetto della Giunta: cade il veto sulla DC di Cuffaro, mentre tra gli azzurri è scontro per le poltrone che contano.
A livello locale c’è un dato politico che emerge della delegazione di Caltanissetta. Tra i “fratelli nisseni”, a rispondere alla chiamata dei vertici nazionali e regionali, pare siano stati soltanto gli assessori comunali Lo Muto e Petrantoni.
Ma andiamo all’incontro di Enna
La “questione morale” in Sicilia? Per Nello Musumeci è come l’isola Ferdinandea: “Ogni tanto emerge e poi sommerge”. Con questa immagine icastica, il Ministro per la Protezione Civile ha dettato la linea durante la kermesse meloniana a Enna, alla presenza di Arianna Meloni e Giovanni Donzelli. Il messaggio è chiaro: il “repulisti” invocato da più parti si ferma davanti al garantismo di partito.
Il “muro” di Fratelli d’Italia
Nonostante i rinvii a giudizio e le nubi giudiziarie che pesano su figure come Elvira Amata e Gaetano Galvagno, FdI non sembra intenzionata a fare passi indietro.
Musumeci è stato netto: se bastasse un avviso di garanzia per invocare la questione morale, “allora tutta la Sicilia lo sarebbe, dallo Stretto a Mozia”.
Tuttavia, il Ministro non ha risparmiato stoccate al veleno verso gli alleati, puntando il dito contro la Lega e Luca Sammartino, attualmente sotto processo: “O è questione morale per tutti, o non lo è per nessuno. Non si può parlare sempre di Amata e Galvagno e dimenticarsi di qualche assessore in libertà provvisoria”. Una tensione palpabile che ha costretto Giovanni Donzelli a intervenire per smorzare i toni di un Musumeci ancora ferito dal “passo di lato” forzato di due anni fa.
Forza Italia: il rebus dei nomi
Mentre FdI riflette, Renato Schifani accelera. Il Governatore punta a chiudere il rimpasto entro le prossime 72 ore per eliminare gli interim e stabilizzare la squadra.
Il commissario regionale Nino Minardo, volato a sorpresa a Palermo, sta cercando di comporre il puzzle dei forzisti.
–Economia: Sale la quota di Stefano Pellegrino, capogruppo all’ARS, la cui nomina servirebbe a ricucire lo strappo con l’area di Marco Falcone.
–Sanità: Il nome caldo resta quello di Barbara Cittadini, anche se resta l’incognita su Nicola D’Agostino (frenato dall’eccessivo peso politico della corrente Cardinale-Tamajo).
–Quote rosa: La necessità di mantenere quattro donne in giunta complica le rotazioni, rimettendo in gioco figure come Bernadette Grasso.
La vera novità politica è il definitivo abbattimento del veto nei confronti della Democrazia Cristiana.
I meloniani, per bocca di Luca Sbardella, hanno aperto alla forza di Totò Cuffaro: “Vanno tenuti in considerazione”. Per l’assessorato Lavoro e Famiglia, la favorita è Nuccia Albano, mentre per l’MPA di Raffaele Lombardo si profila la nomina di Valeria Caci alle Autonomie Locali.
Nonostante la scadenza imminente fissata da Schifani, il clima resta teso. La base di Fratelli d’Italia, ascoltata a porte chiuse a Enna, ha manifestato malumori profondi verso un governo regionale percepito come “autoreferenziale”.
Se Forza Italia riuscirà a piazzare i suoi uomini entro domani, il nuovo assetto della Regione sarà un test di tenuta per una coalizione che, mai come oggi, sembra unita più dalla geografia politica che da una reale visione comune.
La nota di colore: L’evocazione dell’Isola Ferdinandea da parte di Musumeci non è solo un esercizio retorico, ma un avvertimento: in Sicilia le carriere politiche possono inabissarsi e riemergere con la stessa rapidità dei fenomeni vulcanici. Resta da vedere chi, in questo giro di valzer, riuscirà a restare a galla.
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