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Un cittadino sulla Cittadinanza Onoraria a Giovannone: “Tra gratitudine e senso della misura

Last updated: 04/05/2026 12:18
By Redazione 150 Views 7 Min Read
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Gentile Direttore,

Le scrivo questa lettera per condividere con i suoi lettori una riflessione sul dibattito che sta animando la nostra città nelle ultime ore.

Il calcio, a Caltanissetta, è tornato a respirare aria di grandezza. Merito indiscutibile di Luca Giovannone, il patron che ha restituito entusiasmo, dignità e risultati a una piazza che per troppo tempo aveva navigato nel grigio delle categorie inferiori. La proposta di conferirgli la cittadinanza onoraria è la prova tangibile di un legame forte, ma apre anche una riflessione necessaria su cosa rappresenti oggi questo riconoscimento.

Sia chiaro che l’impegno di Giovannone non è in discussione. Non si tratta solo di capitali investiti, ma di un attaccamento viscerale ai colori biancoscudati e a una città che lo ha adottato come un figlio. Sotto la sua gestione, la Nissa non è solo una squadra di calcio, ma un veicolo di promozione per l’intero territorio. È naturale che la città provi gratitudine verso chi ha deciso di scommettere sul nostro tessuto sociale e sportivo con tanta foga.

Tuttavia, proprio perché l’entusiasmo è alto, bisogna evitare che si trasformi in una forzatura istituzionale. La cittadinanza onoraria è il massimo tributo che una comunità può offrire e, per sua natura, dovrebbe guardare alla storia nel suo complesso. Caltanissetta ha una memoria lunga, fatta di molti figli di questa terra — intellettuali, professionisti, operai e figure sociali — che hanno costruito l’identità di questa città in decenni di impegno. Elevare un presidente di calcio a tale rango dopo un tempo relativamente breve, per quanto glorioso, rischia di apparire come un atto dettato più dall’onda emotiva del momento che da una prospettiva storica consolidata.

Basti pensare a chi, in passato, ha ricevuto questo riconoscimento. Tra le personalità di spicco che hanno ricevuto la cittadinanza onoraria ricordiamo:

  • Maria Grazia Vagliasindi (2025): Già Presidente della Corte d’Appello di Caltanissetta, insignita per il suo alto impegno professionale e umano, definita “Madre della Città” per aver saputo portare la giustizia tra la gente.
  • Giuliano Sangiorgi (2018): Leader dei Negramaro, cittadino onorario per il legame affettivo e familiare con la città, essendo il padre Gianfranco originario di Caltanissetta.
  • Luciano Scarabelli (1862): Storico e studioso (1806–1878) che ricevette l’onorificenza in segno di gratitudine per il suo impegno culturale e per aver donato migliaia di volumi di inestimabile valore, oggi conservati nella Biblioteca Comunale a lui intitolata.
  • Liliana Segre: Nominata cittadina onoraria per simboleggiare la lotta contro l’antisemitismo, il razzismo e l’indifferenza.

Di fronte a tali figure e al loro lascito, sorge spontanea una domanda.

C’è poi un aspetto pragmatico che non può essere ignorato. Il calcio è fatto di cicli. Auguro a Luca Giovannone di restare al timone della Nissa per i prossimi cinquant’anni e di realizzare ogni suo sogno e quello dei tifosi. Ma lo sport ci insegna che le proprietà passano, mentre la città resta. Cosa accadrebbe se un domani, per logiche professionali o personali che oggi non si augura nessuno, il patron decidesse di lasciare?

Una cittadinanza onoraria è un legame indissolubile. Forse sarebbe più prudente lasciare che il tempo consolidi questo rapporto, trasformando il presente in un lascito duraturo prima di passare alle onorificenze formali.

Infine, guardando allo specchio retrovisore della storia calcistica nissena, ci si chiede: perché oggi sì e in passato no? Molti ricordano l’era di Valerio Terenzi, un’altra presidenza “esterna” che portò Caltanissetta alla ribalta nazionale, coinvolgendo persino Gianni Morandi. Quella fu una stagione di enorme prestigio, eppure nessuno all’epoca propose la cittadinanza onoraria. Questa differenza di approccio oggi fa riflettere sulle tempistiche e sulle reali motivazioni di tale proposta.

In chiusura, è doveroso ribadire con forza la più totale e sincera stima nei confronti del patron Luca Giovannone. Il suo operato è una ventata di aria fresca e il suo amore per i colori biancoscudati è fuori discussione. Tuttavia, proprio per il rispetto che si deve al suo ruolo e alla storia di Caltanissetta, credo che la “cittadinanza” più bella sia quella che gli tributano ogni giorno i cittadini per le strade e i tifosi allo stadio. Il grazie a Giovannone è corale, ma la storia di una città merita di essere maneggiata con la giusta misura, senza dimenticare i tanti nisseni che l’hanno resa grande nei secoli.

Un cordiale saluto da un affezionato e grato lettore

Nota della Redazione: L’autore della lettera ha scelto di non apporre la propria firma in calce. Tale decisione non è dettata, precisa, da vigliaccheria o mancanza di coraggio, bensì dalla volontà di evitare che il dibattito si sposti su attacchi personali, permettendo al confronto di restare focalizzato esclusivamente sul merito della questione. Si scusa, inoltre, con i lettori e con la città qualora, nella sintesi di questo breve excursus storico, avesse omesso di citare qualche altro nome illustre che ha contribuito a rendere grande la nostra comunità.

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