L’Organizzazione Mondiale della Sanità frena gli allarmismi: “Non è una nuova pandemia”. Ma la memoria corre inevitabilmente ai primi mesi del Covid-19, quando le rassicurazioni iniziali si scontrarono con una realtà ben diversa.
“Questo non è il coronavirus. È un virus molto diverso e non siamo di fronte all’inizio di una pandemia”.
Le parole di Tedros Adhanom Ghebreyesus, Direttore Generale dell’OMS, e di Maria Van Kerkhove, cercano di gettare acqua sul fuoco mediatico che si è acceso attorno al focolaio di Hantavirus scoppiato a bordo della nave da crociera MV Hondius.
Al momento il bilancio parla di 8 casi, di cui 3 decessi. La nave, battente bandiera olandese e diretta alle Canarie, è diventata il centro di un’operazione internazionale di tracciamento. Cinque casi sono già stati confermati come Hantavirus (ceppo Andes), mentre altri tre restano sospetti. Il Sudafrica è impegnato in una “caccia all’uomo” per rintracciare i passeggeri di un volo tra Sant’Elena e Johannesburg, su cui ha viaggiato una delle vittime.
Le rassicurazioni dell’OMS: “Rischio basso”
Secondo gli esperti dell’ONU, l’Hantavirus è una vecchia conoscenza. A differenza del SARS-CoV-2, che si trasmette per via aerea con estrema facilità, l’Hantavirus passa solitamente dai roditori all’uomo. Sebbene il ceppo “Andes” identificato sulla nave sia uno dei pochi capaci di trasmettersi da uomo a uomo, ciò avverrebbe solo tramite “contatti stretti e intimi”. Per questo motivo, l’OMS ha classificato il rischio per la salute pubblica come “basso”.
Il “Déjà-vu”: quando la prudenza veniva chiamata allarmismo
Nonostante i dati tecnici, è impossibile non provare un senso di déjà-vu. La memoria collettiva torna inevitabilmente a quel gennaio 2020. Anche allora, nelle prime fasi della diffusione del Covid-19, i messaggi ufficiali invitavano alla calma.
In molti ricorderanno le dichiarazioni dell’epoca: “Il rischio per l’Europa è basso”, “Le mascherine non servono ai sani”. Chi, in quelle settimane febbrili, sollevava dubbi sulla velocità del contagio o chiedeva misure drastiche di quarantena, veniva spesso tacciato di essere un allarmista o un “complottista” che remava contro l’economia e la stabilità sociale. Sappiamo poi come la storia sia proseguita, con il mondo travolto da una scala di eventi che le autorità avevano inizialmente escluso.
La situazione attuale e il monitoraggio italiano
Oggi, l’OMS ripete con forza: “Non è la stessa situazione di sei anni fa (con l’Ebola) o di quattro anni fa con il Covid”. La speranza di tutti è che questa volta le rassicurazioni poggino su basi granitiche e che i modelli predittivi non pecchino nuovamente di eccessivo ottimismo.
In Italia, il Ministero della Salute ha confermato di seguire l’evoluzione con l’ECDC (Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie). Sulla nave non risultano passeggeri italiani, ma l’allerta resta alta negli uffici di sanità marittima e aerea.
Mentre l’Argentina invia kit diagnostici e l’assistente di volo di un volo KLM viene sottoposta a test in Olanda, la comunità scientifica ribadisce l’importanza degli investimenti nella ricerca. Ma oltre alla scienza, c’è il fattore umano: la fiducia nelle istituzioni sanitarie internazionali è un capitale che è stato messo a dura prova negli ultimi anni. La speranza è che, questa volta, “stare tranquilli” non sia solo un auspicio, ma una realtà oggettiva.
Intanto l’Italia approva il nuovo Piano Pandemico 2025-2029
Proprio mentre i focolai internazionali riaccendono l’attenzione, l’attuale Governo italiano ha impresso un’accelerata sul fronte della prevenzione. Il 30 aprile 2026, la Conferenza Stato-Regioni ha dato il via libera definitivo al nuovo Piano Pandemico Nazionale (PanFlu) 2025-2029.
Di cosa si tratta in breve? Il nuovo piano rappresenta un’evoluzione radicale rispetto al passato:
–Approccio multi-patogeno: Non si limita più solo all’influenza, ma è esteso a tutti i patogeni respiratori a potenziale pandemico (incluso l’approccio verso virus simili al SARS-CoV-2).
–Cinque pilastri: Diagnostica rapida, monitoraggio costante, tutela degli operatori sanitari (con scorte garantite di DPI), tempestività nel coordinamento tra Stato e Regioni e una comunicazione trasparente alla cittadinanza.
–Misure restrittive: Il testo contempla la possibilità di limitare le libertà individuali (isolamenti, zone rosse), basandosi su evidenze scientifiche trasparenti per evitare gli errori del passato.
–Finanziamenti: Sono stati stanziati circa 50 milioni per il 2025, che saliranno a 300 milioni annui dal 2027 per rafforzare la rete dei laboratori e le scorte di farmaci e vaccini.
L’obiettivo dichiarato dal Ministro della Salute Schillaci è quello di non farsi trovare impreparati, garantendo che le “lezioni apprese” durante il Covid-19 siano finalmente diventate protocolli operativi strutturati.
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