Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) del Tribunale di Caltanissetta, Graziella Luparello, ha disposto nuove indagini nell’ambito del complesso fascicolo che mira a individuare i mandanti esterni delle stragi di Capaci e via D’Amelio del 1992.
L’inchiesta, avviata prima del periodo del Covid-19, aveva visto una richiesta di archiviazione nel 2022, alla quale il GIP aveva negato il consenso, disponendo invece nuove attività investigative.
Le recenti disposizioni del GIP si basano su nuove indicazioni investigative e prevedono, in particolare, l’acquisizione dei colloqui che Alberto Lo Cicero, autista del boss palermitano Maria Tullio Troia, ebbe nel 2007, poco prima della sua morte, con l’allora pubblico ministero della Procura Nazionale Antimafia, Gianfranco Donadio.
È emerso un elemento problematico: una delle registrazioni di questi colloqui sarebbe andata perduta a causa di un malfunzionamento del registratore.
A opporsi con forza alla richiesta di archiviazione era stato l’avvocato Fabio Repici, legale di Salvatore Borsellino, fratello del giudice Paolo.
Proprio in merito a questa indagine e alla possibile “pista nera” che coinvolgerebbe l’eversione di destra, Salvatore Borsellino ha espresso tramite Facebook posizioni molto dure, citando la recente puntata della trasmissione Report.
“A fronte di quanto ascoltato nella puntata di Report, per quanto portato avanti dalla Procura di Caltanissetta non si può più parlare di depistaggio ma di vero e proprio occultamento delle prove,” ha scritto Borsellino. Ha poi rincarato la dose, riferendosi alla deposizione non secretata del Procuratore De Luca alla Commissione Parlamentare Antimafia: “si configura come un atto pubblico di sottomissione ai voleri del governo di eliminare e nascondere la partecipazione dell’eversione di destra alle stragi di Capaci e di via D’Amelio.”
Parallelamente a queste nuove indagini, l’ex pm antimafia Gianfranco Donadio è stato recentemente sentito dal Tribunale di Caltanissetta. La sua testimonianza si inserisce nell’ambito del processo per depistaggio a carico di Maria Romeo, compagna di Alberto Lo Cicero e sorella di Domenico Romeo, storico autista dell’avvocato romano Stefano Menicacci, difensore del terrorista nero Stefano Delle Chiaie.
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