L’ex Presidente della Regione ha proposto un accordo con la Procura di Palermo. Previsti risarcimenti alle parti civili e lavori di pubblica utilità presso la “Casa del Sorriso”.
Svolta giudiziaria nell’inchiesta sulla sanità siciliana che vede coinvolto l’ex presidente della Regione, Salvatore Cuffaro. Accusato di corruzione e traffico di influenze, Cuffaro ha avanzato, tramite i propri legali, una richiesta di patteggiamento a tre anni di reclusione.
L’istanza ha già incassato il parere favorevole del Pubblico Ministero del Tribunale di Palermo. La decisione definitiva spetta ora al Gup Ermelinda Marfia, che si esprimerà nella prossima udienza fissata per il 15 maggio.
I dettagli dell’accordo e i risarcimenti
Nel corso dell’udienza preliminare, i difensori di Cuffaro — gli avvocati Marcello Montalbano e Giovanni Di Benedetto — hanno depositato la proposta che include un ristoro economico per le istituzioni coinvolte. La difesa ha offerto una somma di 7.500 euro ciascuno come risarcimento alle parti civili:
- L’ospedale Villa Sofia di Palermo;
- L’Asp di Siracusa.
Dal carcere ai lavori di pubblica utilità
Sebbene la pena concordata sia di tre anni, il residuo effettivo da scontare si attesterebbe sui due anni e mezzo, calcolando la detrazione del periodo già trascorso da Cuffaro in regime di custodia cautelare agli arresti domiciliari.
La difesa ha inoltre richiesto che la pena residua venga convertita in lavori di pubblica utilità. Nello specifico, l’ex governatore si è reso disponibile a prestare servizio presso la “Casa del Sorriso”, struttura impegnata nel sociale.
Il prossimo passo: Sarà il Gup a valutare la congruità della pena e l’ammissibilità dei lavori sostitutivi. Il verdetto è atteso per metà maggio.
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