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2 Giugno, tra parate nazionali e silenzi locali: a Caltanissetta si è celebrato ieri il “Trigesimo” della piscina fantasma…e il conto per i ritardi sale

Last updated: 03/06/2026 8:01
By Sergio Cirlinci 264 Views 11 Min Read
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Ieri, 2 giugno, abbiamo celebrato la Festa della Repubblica in tutto il Paese, una giornata di orgoglio e festeggiamenti.

Ma per noi nisseni, ieri segnava anche un altro evento: il trigesimo.

Usiamo in questo articlo questo termine nel suo significato più letterale, riferendoci al trentesimo giorno, e vogliamo essere chiari, senza alcun significato religioso, ma legato alla tanto pubblicizzata riapertura della piscina di via Rochester.

Per mesi, l’amministrazione comunale ha utilizzato infatti quel fatidico 2 maggio come simbolo di riscatto per la piscina, vantandosi di essere finalmente riuscita ad aprirla in soli due anni, un traguardo che la precedente amministrazione non era riuscita a raggiungere in cinque.

Per chi non lo ricordasse o sapesse, l’accordo inizialmente prevedeva la sua riapertura fissata per il 30 aprile, poi posticipata al 2 maggio, ma oggi siamo al 3 giugno e di tuffi in piscina non se ne parla nemmeno.

Esattamente un mese dopo quella presentazione pomposa, con politici e giornalisti presenti, accompagnata da belle parole, selfie, video e interviste, i cancelli rimangono chiusi e non c’è nemmeno l’ombra di cittadini in costume nei paraggi.

Inizialmente, il rinvio è stato attribuito al mancato arrivo di un pannello elettrico a causa delle tensioni internazionali, poi, proprio durante la presentazione, si è parlato di problemi burocratici non ben specificati. Fatto sta che, a un mese di distanza, la piscina è ancora chiusa e l’amministrazione, insieme alla ditta, non hanno rilasciato alcuna dichiarazione.

Un silenzio assordante mentre il comune ha già versato la prima tranche di 300mila euro e si prepara a liquidare entro questo mese di giugno la seconda tranche di 200mila euro dei 700mila dell’accordo di transazione, che, come sostenuto dall’amministrazione comunele è servita per sbloccare il contenzioso tra il Comune di Caltanissetta e la RTI “Caltanissetta Sportiva”, permettendo di superare evntuali ulteriori blocchi sui lavori di riqualificazione e di avviare la riapertura dell’impianto cittadino.

Quindi in totale, entro giugno saranno stati già erogati 500mila euro, mezzo milione, di euro di soldi pubblici, per un servizio che rimane ancora un “miraggio”.

Olre alle dichiarazioni della politica che amminsitra la città, negli ultimi mesi, abbiamo assistito anche al coro dei “difensori d’ufficio” che, non solo hanno creduto ad ogni parola della giunta, senza battere ciglio, ma si sono anche immolati per scagliarsi contro chiunque avesse il coraggio di esprimere un dubbio, probabilmente, anzi sicuramenete, per le parole esoprattutto per certi toni, alcuni oggi dovrebbero scusarsi.

Di fronte all’evidenza, questi stessi paladini del web sembrano essere svaniti nel nulla, non che siano scomparsi dai social, ci mancherebbe altro, dove continuano a difendere l’operato dell’amministrazione, ma si sono spostati su altri temi e, quando si parla di piscina, preferiscono mantenere un rigoroso “silenzio”, un vero e proprio silenzio radio.

Tutta la loro energia è ora dedicata a esaltare altre opere, incompiute, con il solito atteggiamento scontroso di chi si permette persino di deridere quei cittadini che lottano con tutte le loro forze per difendere ciò che avevano a disposizione, ma cnhe loro, e che adesso è chiuso al pubblico, probabilmente per sempre.

Il ritardo della riapertura non è solo un disservizio, ma ha anche un costo economico ben preciso che pesa sulla ditta e, indirettamente, sulla città in quanto chi ha nesessità, per motivi di salute, è costretto ad andare in zone limitrofe.

L’accordo di transazione è chiaro e “ciò che è scritto si vuole leggere”, vedremo però se e come verrà rispettato.
Il documento prevede infatti una penale di 300 euro per ogni giorno di ritardo a partire dal 2 maggio.

Facendo un semplice calcolo ad oggi, 3 giugno, siamo già vicini a 10mila euro di penale. Speriamo tutti che questo conto che la ditta dovrà, o dovrebbe, saldare al Comune non cresca nei prossimi giorni o mesi avvenire.

L’auspicio di tutti noi cittadini è di essere smentiti dai fatti, magari con una nota ufficiale che comunichi, finalmente, una data certa di riapertura, anche se a preoccupare maggiormente è il silenzio calato, un silenzio assordante che ha improvvisamente spento l’eco degli annunci roboanti.

Sarebbe davvero auspicabile, per il futuro, un po’ più di prudenza e rispetto nei confronti dell’intelligenza dei cittadini. Ci si aspetta un minore slancio mediatico da parte dell’amministrazione e di alcuni assessori, che tendono a dare troppo spesso per scontate situazioni che non solo sono lontane dall’essere realizzate, ma che delle volte si trovano ancora in una fase embrionale.

La conclusione di questa ennesima vicenda è piuttosto amara.

I nisseni si sono sentiti presi in giro e sono stufi di promesse sistematicamente dimenticate, di scuse, di rinvii ingiustificati e di proclami trionfali che, alla prova dei fatti, si rivelano essere solo parole al vento.

Eppure, in occasione di questa festa nazionale, sarebbe stato fantastico se, magari nel pomeriggio, si fosse finalmente inaugurata la piscina consentendo ai cittadini di potersi finalmente bagnarsi.

Sarebbe stato un momento da ricordare per sempre, legando specialmente la data del 2 giugno alla celebrazione nazionale, che commemora il referendum istituzionale del 1946 e gli 80 anni della Replubblica, quando gli italiani furono chiamati alle urne per scegliere tra Monarchia e Repubblica e che, nella prima votazione a suffragio universale, consenti anche le donne di votare. Quella data segnò una liberazione dalla monarchia e il riconoscimento di un diritto fondamentale.

Se solo si fosse tagliato quel nastro ieri 2 giugno per i nisseni avrebbe rappresentato la liberazione da un vero e proprio incubo durato 7 lunghi anni, oltre al riconoscimento di un sacrosanto diritto ad avere una piscina comunale funzionante.

Un diritto legittimo, soprattutto dopo aver ampiamente “pagato”.

Invece, la città si ritrova ancora una volta al punto di partenza e con una triste certezza, quella che ad oggi non c’è una comunicazione con una data di riapertura e si naviga a vista nel mare dell’incertezza, quando invece i nisseni chiedono ed avrebbero bisogno di servizi reali e scadenze concrete, non di passerelle politiche e post su Facebook.

Immaginare una città, dove la politica si impegna davvero a svolgere il suo nobile compito di servizio per la comunità, non pensiamo, nel dirlo, fare torto o offendere qualcuno.

In questo scenario, la trasparenza dovrebbe essere il fondamento di ogni azione amministrativa, perchè quando la chiarezza viene meno, si alimentano inevitabilmente divisioni e fazioni e, seguendo quel vecchio e logoro principio del “divide et impera”, si spingono i cittadini a scontrarsi tra loro.

In un clima di continua contrapposizioni e diverbi, alla fine si perde il contatto con la realtà, le persone smettono di concentrarsi sui fatti concreti e reali, rifugiandosi nelle posizioni della propria parte politica, criticando o lodando senza alcuna obiettività, convinti che qualsiasi cosa faccia o dica l’avversario sia sbagliata per definizione.

Fintanto che la gestione della cosa pubblica sarà ridotta a una sorta di tifoseria da stadio, a rimetterci sarà sempre e solo l’intera collettività e va ricordato che il compito più alto e significativo della politica non è quello di frammentare la società, ma al contrario, creare coesione, unire la comunità attorno a obiettivi comuni e garantire i diritti di tutti.

Ma quando, di fronte ai fatti, non si accettano nemmeno l’ironia, la critica, civile ed educata, delle forzature linguistiche o certi accostamenti pungenti, si dimostra chiaramente che quanto scritto è, in fondo, pura verità che brucia. Perchè chi infondo sa di non avere proprio tanta ragione, vorrebbe semplicemente che certi errori o mancanze non venissero mai messe in evidenza, e quando succede si correre ai ripari, mettendo una pezza non appena si apre un nuovo buco.

Ma ahimè ci sono “riparazioni” in cui la pezza non riesce a coprire bene il buco e, anche se ci si prova, il rattoppo resta ben visibile a tutti, perché qui, evidentemente, non siamo di fronte a esperti sarti della politica. Ad Maiora

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