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L’Algoritmo della credulità: Come ragiona la mente di un negazionista. Tra fede, bufale e il miraggio dell’Italia ai Mondiali

Last updated: 14/06/2026 18:02
By Sergio Cirlinci 97 Views 11 Min Read
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Esiste un momento esatto in cui la logica abdica e lascia il posto al dogma.

Accade ogni volta che un utente, scorrendo distrattamente la propria bacheca social, decide di condividere una notizia palesemente falsa. Non lo fa dopo una verifica, e nemmeno dopo un dubbio, lo fa quasi inconsciamente, per “un atto di fede laica”.

Il negazionismo contemporaneo non è semplice ignoranza; è una struttura psicologica complessa, una “realtà parallela” dotata di una sua coerenza interna, ma totalmente scollegata dai fatti. Come spiegato dal biologo evoluzionista Sean B. Carroll su Scientific American, il negazionismo risponde a un vero e proprio un manuale d’istruzioni che si ripete identico nei secoli, dalle proteste contro il vaccino per la poliomielite fino ai movimenti no-vax e agli scettici del cambiamento climatico studiati dallo psicologo Stephan Lewandowsky.

I punti cardine di questo meccanismo sono sistematici. Mettere in discussione l’integrità morale degli scienziati, visti come venduti a “poteri forti” o case farmaceutiche sfruttare il normale dibattito scientifico per gridare: «Visto? Nemmeno loro sono d’accordo, quindi è tutto falso» e trasformare un presidio sanitario, come la mascherina in un simbolo di tirannia.

Come osserva Fabio Grigenti, professore di storia della filosofia all’università di Padova, questo atteggiamento rasenta la superstizione. È lo stesso meccanismo psicologico dei contemporanei di Galileo che si rifiutavano di guardare nel cannocchiale per non dover mettre in discussione le proprie certezze preesistenti.

L’identità culturale e il bisogno di conferme contano più della realtà. Ma come si passa dal dubbio alla condivisione compulsiva di notizie false? Qui entra in gioco la rete. Siti “bufalari” e portali negazionisti creano un ecosistema chiuso in cui l’utente non cerca la verità, cerca conferma al proprio pregiudizio.

La condivisione diventa un rito identitario: «Io so qualcosa che voi umani (e sottomessi) non sapete».

Si clicca su “condividi” quasi senza leggere, fidandosi ciecamente della fonte solo perché si oppone alla narrazione ufficiale.

Nel corso degli anni abbiamo assistito a bufale storiche ed eclatanti.

Dalla Terra Piatta, ai microchip nei vaccini o il 5G “killer”. Teorie secondo cui le reti mobili o le fiale vaccinali servirebbero a controllare le menti o a sterminare la popolazione.

Se c’è un terreno in cui il “manuale del negazionista” trova la sua massima espressione, è quello giudiziario.

Per anni, all’interno delle comunità no-vax e dei canali Telegram complottisti, è rimbalzata la notizia secondo cui l’ex Presidente del Consiglio Giuseppe Conte e l’ex Ministro della Salute Roberto Speranza fossero stati “processati, condannati o arrestati” o che per loro fosse imminente il carcere per crimini contro l’umanità, legati alla gestione della pandemia e all’introduzione dei vaccini.

Ma di vero c’è nulla. Si tratta dell’ennesima distorsione della realtà, nata manipolando fatti reali per adattarli alla propria narrazione complottista. È vero che Conte e Speranza sono stati iscritti nel registro degli indagati dalla Procura di Bergamo nell’ambito dell’inchiesta sulla gestione della prima ondata di Covid-19 in Val Seriana per la mancata istituzione della zona rossa e piano pandemico non aggiornato, ma nel giugno 2023, il Tribunale di Brescia ha archiviato definitivamente l’inchiesta con formula piena, stabilendo che “il fatto non sussiste”. I giudici hanno smontato le accusse, spiegando che le decisioni prese erano di natura politica e che non vi era alcuna prova del nesso di causa-effetto tra le loro azioni e i decessi. Non c’è stata alcuna condanna penale; al contrario, c’è stato un proscioglimento totale.

Un’altra fonte da cui i movimenti no-vax hanno attinto per gridare alla “condanna” dei due politici riguarda alcune sentenze del TAR, ma il TAR ha semplicemente accolto i ricorsi di alcune forze politiche e associazioni che chiedevano l’accesso ai verbali del Comitato Tecnico Scientifico (CTS) o ai documenti del piano pandemico, atti che all’inizio erano secretati. Il tribunale amministrativo ha quindi “ordinato” o “condannato” l’amministrazione a consegnare i documenti. I complottisti hanno preso la parola “condanna” e l’hanno spacciata per una condanna penale per reati gravissimi. Ma per il meccanismo psicologico del negazionista, l’archiviazione dei tribunali non è la prova dell’innocenza di Conte e Speranza, bensì la “conferma” che i giudici fanno parte del complotto e che il sistema si sta proteggendo da solo. La verità perde in ogni caso.

Il negazionista opera un’inversione totale del principio di causa-effetto. Il virus diventa un’invenzione per venderci il vaccino, e il vaccino diventa il vero veleno.

Ma il “nonno” di tutti i complotti moderni è, senza dubbio, la teoria secondo cui l’uomo non avrebbe mai camminato sulla Luna. Secondo i sostenitori di questa tesi, le missioni Apollo, a partire dallo storico sbarco del 1969, sarebbero state interamente messe in scena dalla NASA all’interno di studi cinematografici blindati, magari con la complicità della regia di Stanley Kubrick.

Anche in questo caso, il meccanismo psicologico è identico: si prendono dettagli tecnici perfettamente spiegabili dalla fisica, come la bandiera americana che “ondeggia” per l’inerzia dell’asta mentre viene piantata e non per il vento, o l’assenza di stelle nelle foto dovuta ai tempi di esposizione della pellicola e li si trasforma nelle “prove regine” di un inganno globale. Non importano i quintali di rocce lunari analizzati dai laboratori di tutto il mondo, compresi quelli dell’Unione Sovietica, che all’epoca era il rivale numero uno degli Stati Uniti e avrebbe fatto carte false per smascherare un bluff e nemmeno il fatto che al progetto abbiano lavorato oltre 400.000 persone tra scienziati e tecnici. Per il negazionista, la realtà storica deve cedere il passo alla trama di un film.

Un altro pilastro imprescindibile nella mente del complottista è la galassia di teorie fiorite intorno agli attentati dell’11 settembre 2001. Per i negazionisti della versione ufficiale, il crollo delle Torri Gemelle non è stato causato dall’impatto degli aerei di linea dirottati da Al-Qaeda e dai successivi incendi, ma da una “demolizione controllata” pianificata dagli stessi servizi segreti americani, il famigerato complotto interno. Il copione logico si ripete identico: si isolano singoli elementi slegandoli dal contesto scientifico. Frasi pseudoscientifiche come “il carburante degli aerei non fonde l’acciaio” diventano dogmi di fede indiscutibili, ignorando che la fisica dei materiali spiega chiaramente come l’acciaio, pur non fondendo, perda oltre il 50% della sua resistenza strutturale a quelle temperature, portando al collasso strutturale dell’edificio. Non contano i rapporti tecnici dettagliati, le perizie ingegneristiche o le tonnellate di macerie analizzate, nella realtà parallela del negazionista, la tragedia geopolitica deve essere riscritta per dimostrare che i governi governano solo attraverso l’inganno dei propri cittadini.

L’aspetto più grottesco di questa “fede nelle bufale” è che non si limita solamente alla scienza, ma infetta qualunque campo, persino lo sport, toccando le corde del desiderio e della frustrazione collettiva.

Dalla squalifica del Congo ai Mondiali fino alle finte manette per l’ex Ministro della Salute, il filo conduttore è sempre lo stesso, il refusal dei canali di informazione ufficiali e delle regole della democrazia. Il negazionista preferisce vivere in un mondo in cui i “malvagi” vengono condannati dal proprio tribunale virtuale, piuttosto che accettare una realtà complessa, dove i virus esistono, i vaccini salvano vite e la giustizia si esprime attraverso le sentenze dei tribunali, non tramite i post di Facebook.

L’ultimissima assurdità che sta girando vorticosamente in queste ore su chat di WhatsApp e siti “acchiappaclick” vede la nazionale del Congo clamorosamente esclusa dai Mondiali di calcio a causa del virus Ebola, con la conseguenza, secondo i complottisti del web, che l’Italia sarebbe già pronta a partire per subentrare al loro posto tramite ripescaggio della FIFA.

Ovviamente si tratta di una falsità assoluta, priva di qualsiasi fondamento regolamentare o comunicato ufficiale. Eppure, migliaia di tifosi e utenti la stanno ricondividendo con commenti del tipo: «Nessuno ne parla, i telegiornali nascondono la verità».

Questa è l’ennesima dimostrazione del fatto che il negazionista, o il credulone da tastiera, preferisce una comoda e bellissima bugia a una triste realtà.

Negare l’evidenza è un comportamento infantile e quando si traduce in scelte politiche o in comportamenti dannosi per la salute pubblica, o per l’ordine sociale, diventa un “pericolo collettivo“.

Se un singolo individuo intrappolato in una negazione patologica può curarsi con un terapeuta, qual è la terapia per un’intera comunità digitale? Forse il primo passo, come suggerisce il professor Grigenti, è smettere di ignorare il fenomeno, dobbiamo accettare che questa forma di analfabetismo funzionale, mista a fanatismo dogmatico, oggi è il “problema dei problemi”.

Finché continueremo a scambiare i clic impulsivi per libertà d’opinione, resteremo ostaggi di un cannocchiale in cui nessuno vuole più guardare. Ad Maiora

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