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Caltanissetta: Il caso autobotti. Chi sta dicendo la verità?

Last updated: 19/06/2026 13:13
By Sergio Cirlinci 212 Views 8 Min Read
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Nel teatro della politica cittadina, la memoria è spesso un fattore elasticoda allungare o accorciare a proprio uso e consumo e a seconda della convenienza del momento

Ieri, durante una seduta del consiglio comunale tutt’altro che pacata, l’assessore Delpopolo ha lanciato una lunga e accorata invettiva contro l’opposizione, di cui vi risparmiamo il contenuto ma che potete andare a risentire nell’articolo dedicato.

Sembrava un discorso chiuso, ma stamame l’assessore Delpopolo, probabilmente non del tutto soddisfatto del suo “muscoloso” intervento di ieri sera, sulla sua pagina Facebook torna sull’argomento e, oltre ad allegare il video del suo intervento, scrive “Non accetto che l’opposizione, in modo demagogico e populista, abbia tentato in mia assenza di attribuirmi dichiarazioni e promesse mai fatte. È vergognoso usare temi importanti per la collettività, al fine di alimentare polemiche sterili provando a mistificare la realtà. Un’opposizione che si limita a dichiarare falsità senza affrontare i veri problemi dimostra di non voler discutere con argomentazioni concrete. Alcuni cercano solo di mentire per attaccare l’amministrazione. Ricordate, cari consiglieri di opposizione, siete stati eletti per fare altro e i cittadini ne terranno conto alle prossime elezioni”

Un intervento mirato e che certamente nelle intenzioni, doveva servire a rimettere i giochi al proprio posto, ma che ha finito per sollevare qualche dubbio.

Ma chi sta dicendo la verità? O, meglio c’è per caso chi preferisce dimenticare pezzi di storia che non tornano utili?

Nel suo intervento, rivolgendosi direttamente alla consigliera Petitto, l’assessore Delpopolo ha scandito con fermezza:

“Cara consigliera Petitto, ricorda benissimo che il sottoscritto non c’era perché ero in missione a Palermo. C’era il predecessore dell’assessore Licata che qui si impegnò. Si impegnò. Senza ovviamente e legittimamente poter, avendo potuto fare i giusti conteggi, le giuste verifiche giuridiche, legali e si impegnò, come qualunque cittadino di buon senso ha, risolvere un problema atavico come quello dell’acqua”.

Una difesa d’ufficio netta, precisa e puntuale: “Io non c’ero, ero a Palermo, la responsabilità è di chi c’era prima”. Un modo per smarcarsi e, al contempo, ridimensionare le accuse sui ritardi e la gestione di una crisi complessa e storica come quella idrica.

Ma chi ben ricorda e per verità di cronaca, la cronologia dei fatti racconta una storia leggermente diversa, che solleva un interrogativo spontaneo: a mentire o a dimenticare per caso sono “altri”?

Andando a ritroso, a parlare ufficialmente a suo tempo era stato l’ex assessore Mirisola. E non lo aveva fatto a titolo personale o come “battitore libero”: nel suo intervento durante il consiglio comunale di ottobre, Mirisola parlò esplicitamente a nome e per conto dell’intera amministrazione comunale, specificando che la linea era il frutto di “un confronto con tutti gli assessori”. E in quel “tutti”, chiaramente, rientrava anche l’assessore Delpopolo.

Le parole pronunciate allora da Mirisola furono chiare e non lasciavano spazio a dubbi o ad interpretazioni:

“Noi come amministrazione questa sera, a seguito di confronti anche con gli altri assessori, quindi con la giunta tutta, siamo nella possibilità di prenderci un impegno concreto con una data. La data sono le variazioni di bilancio che andremo a votare da qui a poco, all’interno delle quali, ovviamente a seguito della definizione del servizio, sia per costi che per durata, perché un ente può fornire un contributo soltanto una volta che il servizio è ben definito, troverà la copertura finanziaria per coprire in quota parte il contributo che proporzionalmente per gli ultimi due mesi dell’anno, quantomeno già subito a partire da novembre. Quindi da quando faremo le variazioni di bilancio, è possibile intervenire. Ragion per cui la mia parola e l’impegno che tutta l’amministrazione si prende questa sera è quella già da subito con le variazioni di bilancio. Di predisporre delle somme nei capitoli per venire incontro e partecipare in quota parte del contributo che sarà versato ad AcquaEnna al fine di poter fornire le autobotti a queste zone successivamente e, ripeto, mi prendo anche questo impegno in prima persona. Daremo seguito a quelle che sono le richieste che sono state qui inserite e all’emendamento che è stato apposto… quindi in primis la valutazione di un rimborso economico per danni. Quindi potete stare tranquilli che da parte dell’amministrazione c’è l’assoluto impegno tempestivo, come ho detto prima, a reperire i fondi per coprire il contributo e quindi subito poter contrastare questo caro spesa dovuto alle autobotti”.

Se quell’impegno solenne preso a ottobre a nome di “tutta la giunta” non rispecchiava la realtà, o se i conteggi e le verifiche legali non erano ancora pronti, emerge un dato politico ancora più strano: perché la giunta è rimasta in silenzio per tutti questi mesi?

Nessuno, all’interno dell’esecutivo, ha mai sentito il bisogno di smentire o correggere le dichiarazioni dell’ex assessore Mirisola in questo lungo lasso di tempo. La “scusa” della missione a Palermo è spuntata fuori solo ieri, a distanza di mesi, proprio sotto i colpi delle critiche dell’opposizione.

Ma il giochetto non funziona. Come ha giustamente sottolineato un consigliere comunale durante il dibattito, è fin troppo facile oggi scaricare tutte le responsabilità su un ex assessore, il quale tra le altre cose trovandosi ormai fuori dai giochi non poteva nemmeno smentire quanto affermato ieri in aula. Se la politica fosse così semplice, basterebbe “silurare” un componente della giunta alla prima difficoltà per poi lavarsene le mani dicendo: “Ma sì, l’ha detto lui, mica noi!”.

No, questa volta il giochetto non funziona. Mirisola ha parlato a nome e per conto di tutta la giunta e nessuno, per mesi, si è sognato di contraddirlo. Di conseguenza, che l’abbia detto un assessore o un altro poco conta: l’impegno è stato assunto formalmente dall’amministrazione e nessuno è intervenuto per fare chiarezza fino a ieri.

La conclusione è una sola, o si mente, o si dimentica. Delle due l’una. Ma la vera costante, in tutto questo caos e tra le invettive varie volate in aula, è un’altra, a fare le spese di questi cortocircuiti politici sono sempre i soliti noti, in questo caso i residenti della zona di Gibil Gabib, che dovranno infatti continuare a mettere mano al proprio portafoglio per pagare l’acqua, mentre rimangono sospesi in attesa dell’ennesimo, immancabile “tavolo tecnico”.

Con una speranza che il tavolo sia sempre lo stesso, onde evitare una progressiva deforestazione a furia di convocarne di nuovi. Ad Maiora

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