Il leader di Futuro Nazionale interviene a Sky TG24 per chiarire le sue posizioni dopo le polemiche all’assemblea costituente: “Chi usa violenza sulle donne deve marcire in galera, ma la gravità non dipenda dal sesso o dal colore della pelle”.
Roberto Vannacci, eurodeputato e leader del movimento politico Futuro Nazionale, torna a far discutere e rimette al centro del dibattito pubblico le sue tesi sulla giustizia e sui reati di genere. Ospite in collegamento telefonico nella trasmissione di approfondimento TG24 Agenda su Sky TG24, l’esponente politico ha voluto chiarire e difendere le dichiarazioni espresse nei giorni scorsi durante l’assemblea costituente della sua formazione, che avevano sollevato immediate reazioni e aspre polemiche trasversali.
Al centro dell’intervento vi è la contestazione della categoria giuridica e sociologica del femminicidio. “La mia posizione sul femminicidio l’ho già chiarita ampiamente nel 2023”, ha esordito Vannacci, cercando di respingere le accuse di indulgenza verso la violenza di genere.
“Voglio che chiunque usi violenza contro le donne marcisca dietro le sbarre e che si tenga fermamente conto di tutte le circostanze aggravanti previste dall’ordinamento.
Tuttavia, ciò che contesto radicalmente è la configurazione di una fattispecie specifica”.
Il nodo della questione, secondo il leader di Futuro Nazionale, risiede nel principio di uguaglianza dei cittadini davanti alla legge penale. Vannacci ha espresso una forte contrarietà a una legislazione che differenzi la gravità di un crimine in base alle caratteristiche anagrafiche o sociali della vittima, ricorrendo a un parallelismo provocatorio: “Se noi accettiamo il principio secondo cui un reato viene definito e pesato in base a chi sia la vittima, allora per coerenza logica andrebbe introdotto anche l’immigraticidio”.
“Un delitto non può essere considerato più o meno grave sulla base del sesso o del colore della pelle di chi lo subisce. La legge deve rimanere universale.”
L’affondo finale del leader di Futuro Nazionale ha poi allargato il raggio della riflessione ai temi dei diritti e dei reati d’opinione, tracciando una linea netta rispetto alle tendenze legislative europee e nazionali degli ultimi anni.
Vannacci ha infatti ribadito la netta opposizione del suo movimento all’introduzione di tutele penali mirate per specifiche categorie: “Siamo fermamente contrari alla creazione di nuovi reati di opinione o fattispecie speciali come l’islamofobia o l’omofobia”, ha concluso, sigillando una posizione che promette di alimentare ulteriormente lo scontro politico nelle prossime ore.
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