Il sottosegretario alla Giustizia, Andrea Delmastro Delle Vedove, ha rassegnato le proprie dimissioni “irrevocabili”. L’annuncio, arrivato come un fulmine a ciel sereno ma dopo mesi di forti pressioni politiche, segna un punto di svolta per il dicastero guidato da Carlo Nordio.
Il colloquio decisivo
La decisione è maturata al termine di un faccia a faccia avvenuto negli uffici di via Arenula tra il sottosegretario e il Guardasigilli Nordio. All’incontro, durato circa un’ora, era presente anche il capo di gabinetto, Giusi Bartolozzi. Fonti vicine al ministero descrivono un clima teso ma risolutivo, culminato nella scelta di Delmastro di fare un passo indietro per tutelare l’immagine dell’esecutivo.
La nota ufficiale: «Responsabilità verso la Nazione»
In una nota ufficiale diffusa poco dopo il colloquio, Delmastro ha spiegato le ragioni del suo gesto, rivendicando però la correttezza del proprio operato:
«Ho consegnato oggi le mie irrevocabili dimissioni. Ho sempre combattuto la criminalità con risultati concreti, e pur non avendo fatto niente di scorretto, ho commesso una leggerezza a cui ho rimediato non appena ne ho avuto contezza. Me ne assumo la responsabilità nell’interesse della Nazione e per il rispetto che nutro verso il Governo e il Presidente del Consiglio.»
Il contesto: il caso Cospito e le carte segrete
Sebbene la nota parli genericamente di una “leggerezza”, il riferimento è chiaramente legato alla vicenda che lo ha visto protagonista riguardo alla diffusione di informazioni sensibili (relative ai colloqui in carcere dell’anarchico Alfredo Cospito) trasmesse al collega di partito Giovanni Donzelli.
Aggiungendo elementi di cronaca recente, la posizione di Delmastro si era fatta particolarmente delicata dopo il rinvio a giudizio per rivelazione di segreto d’ufficio. Nonostante la difesa iniziale compatta da parte di Fratelli d’Italia e della premier Giorgia Meloni, l’evolversi del fronte giudiziario e la necessità di evitare che il Ministero della Giustizia rimanesse sotto il fuoco incrociato delle opposizioni hanno accelerato l’uscita di scena.
Cosa succede ora?
Le dimissioni aprono ora il tema del rimpasto tecnico: Palazzo Chigi dovrà valutare se sostituire tempestivamente il sottosegretario o se riassegnare le deleghe (che includevano la delicata gestione della Polizia Penitenziaria) all’interno della compagine già esistente.
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