L’ex consigliera regionale non sconterà nemmeno un giorno di reclusione. Il decreto di grazia, firmato dal Capo dello Stato a febbraio, cancella una pena definitiva di 3 anni e 11 mesi per i casi Ruby-bis e Rimborsopoli.
Doveva essere l’anno del verdetto definitivo del Tribunale di Sorveglianza, invece è stato l’anno della libertà piena.
Nicole Minetti, figura simbolo di una stagione politica e giudiziaria ormai tramontata, ha ottenuto la grazia dal Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il provvedimento, rimasto riservato fino alla recente inchiesta di Mi Manda Rai 3, azzera totalmente i 3 anni e 11 mesi di reclusione derivanti dall’unificazione delle condanne per favoreggiamento della prostituzione e peculato.
Il percorso verso la clemenza
La parabola giudiziaria della Minetti si è conclusa prima ancora che la fase esecutiva entrasse nel vivo. Nonostante le condanne definitive, l’esecuzione era stata sospesa in attesa dell’udienza per l’affidamento ai servizi sociali, fissata per la fine del 2025.
Tuttavia, l’istanza di grazia presentata dall’avvocata Antonella Calcaterra ha bruciato i tempi.
Il Ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha espresso parere favorevole, seguito da quello della Procura Generale di Milano. Il sigillo finale di Mattarella ha trasformato la condanna in un ricordo, motivando la scelta con “esigenze familiari” di natura strettamente privata che l’esecuzione della pena, anche in forma alternativa, avrebbe compromesso irrimediabilmente.
Dalle “cene eleganti” alla nuova vita
Il ritratto che emerge dall’istanza di grazia è quello di una donna lontana anni luce dalla consigliera regionale che nel 2010 gestiva le ospiti di Arcore. Oggi Minetti è legata all’imprenditore Giuseppe Cipriani, con il quale ha vissuto tra l’Europa e l’Uruguay.
Il documento sottolinea un percorso di rieducazione già compiuto, supportato da attività di volontariato presso la Lega Italiana per la lotta contro i tumori (LILT), la Casa della Carità e la Caritas. Secondo la difesa, il reinserimento sociale e il nuovo contesto familiare rendevano la pena non solo gravosa, ma controproducente.
I nodi del passato: Ruby-bis e Rimborsopoli
Le sentenze cancellate dal decreto presidenziale riguardavano due dei filoni più discussi dell’ultimo decennio:
- Ruby-bis: 2 anni e 10 mesi per favoreggiamento della prostituzione.
- Rimborsopoli Lombardia: 1 anno e 1 mese per il peculato di circa 19 mila euro di fondi pubblici, utilizzati per spese personali (pasti, taxi e acquisti privati), somme successivamente risarcite.
Un silenzio che fa rumore
Nicole Minetti ha scelto la linea del no-comment. La scelta delle istituzioni di concedere un atto di clemenza così raro, e di farlo senza dare pubblicità al provvedimento, solleva inevitabilmente interrogativi sull’opportunità politica e sul senso di giustizia percepita.
Se da un lato il decreto è formalmente inattaccabile e previsto dalla Costituzione, dall’altro chiude una vicenda tutta italiana con un colpo di scena che trasforma l’indignazione collettiva di un’epoca in un silenzioso oblio istituzionale. La “nuova” Minetti, protetta dalla privacy e dai pareri favorevoli dei palazzi romani, si lascia alle spalle le aule di giustizia senza aver mai varcato la soglia di un istituto penitenziario.
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