Dalle rigide specifiche per il pollame “a crescita lenta” ai vincoli organolettici sul prosciutto crudo, la Camera dei Deputati ha pubblicato un capitolato d’appalto da oltre 5 milioni di euro per i servizi di ristorazione a Montecitorio.
Oltre un milione di euro è destinato esclusivamente ai prodotti ittici, tra spigole, orate e pesci di mare. Il conto complessivo è decisamente più salato quando lo sguardo si estende all’intero bando di gara per la gestione della buvette e dei servizi di ristorazione della Camera dei Deputati. La Camera Servizi, società in-house di Montecitorio, ha indetto una procedura d’appalto suddivisa in cinque lotti, il cui valore complessivo stimato si aggira intorno ai 5 milioni di euro (più Iva), con l’obiettivo dichiarato di garantire il massimo standard qualitativo per i palati degli onorevoli e dei loro ospiti. Ciò che colpisce maggiormente della documentazione tecnica non è soltanto la cifra finale, ma la meticolosa precisione quasi maniacale dei capitolati, che impongono requisiti rigidissimi per ogni singola materia prima destinata a finire nelle cucine del Parlamento.
Le richieste per la carne bovina non ammettono deroghe. Sono richiesti esclusivamente tagli di prima o massima seconda scelta per ogni preparazione culinaria, dal roast-beef allo stracotto. Il vitello, in particolare, deve presentare una grana fine, consistenza tenera e grasso bianco perlaceo. Rigide tutele anche per le carni suine, che devono provenire da animali certificati senza antibiotici e macellati almeno 72 ore prima della consegna. Per quanto riguarda i volatili e gli ovini, il disciplinare stabilisce che gli agnelli debbano avere un’età compresa tassativamente tra i 90 e i 180 giorni, superando severi esami organolettici che ne comprovino la tenerezza e la succulenza. I polli, definiti ruspanti, devono provenire rigorosamente da allevamenti a crescita lenta.
Anche il comparto ortofrutticolo e dei latticini segue regole ferree. Gli asparagi devono essere freschi, turgidi, con turioni compatti e punte rigorosamente chiuse. Per i cetrioli è richiesta una selezione con semi teneri e privi di parti ingiallite. La mozzarella di bufala deve essere solo campana DOP, con crosta sottilissima e color bianco porcellanato. Sui salumi non si scherza: il prosciutto crudo deve essere tassativamente privo del cosiddetto puzzo d’osso, lo speck deve essere dell’Alto Adige IGP e la mortadella Bologna IGP. Tutti i prodotti ortofrutticoli devono comunque essere di prima categoria. È ammesso l’utilizzo di prodotti di seconda categoria solo se provenienti da agricoltura biologica, in limitati periodi di carenza di mercato e con idonea documentazione dei fornitori.
Nel comparto ittico si segue il calendario stagionale per cefali, naselli e san pietro, mentre per la controparte d’acqua dolce spicca la predilezione per la trota, purché sia autoctona pescata nell’Unione Europea. Sono invece banditi in maniera assoluta i prodotti transgenici (OGM) o quelli sottoposti a trattamenti con raggi gamma.
I palati di Montecitorio guardano anche oltre i confini nazionali. Accanto ai tradizionali ravioli di zucca alla burrata e al pane Carasau sardo, il bando prevede l’inserimento nei menu di specialità internazionali come i gyoza giapponesi, i bagel e le baguette al burro, affiancate da una selezione accuratissima di frutta esotica, d’importazione e nostrana, come mandarini, ananas e fragole.
Nota di trasparenza: Il presente articolo costituisce una rimodulazione e rielaborazione di un articolo pubblicato da ilFattoQuotidiano, basata sui documenti e sui capitolati ufficiali della Camera dei Deputati.
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