Una vera e propria scure si sta abbattendo sui baluardi storici e culturali di Rai 3. Quella che le opposizioni e i critici definiscono ormai apertamente la “normalizzazione di Telekabul” – in riferimento alla storica identità della terza rete, da sempre orientata al pluralismo e all’approfondimento culturale di sinistra – sta portando all’azzeramento di alcune delle trasmissioni più seguite e apprezzate dal pubblico, malgrado gli ottimi risultati in termini di share e gradimento.
Lo sfogo di Stefano Massini: “Azzerato nel silenzio totale”
L’ultimo scossone, in ordine di tempo, riguarda Stefano Massini. Il drammaturgo e conduttore ha confermato ufficialmente la cancellazione del suo programma d’access prime time, “Riserva Indiana”, dopo un anno e mezzo di successi e quattro edizioni all’attivo. Lo sfogo di Massini sui social non lascia spazio a interpretazioni:
“La Rai ha deciso di azzerare il programma senza neanche avermi voluto mai incontrare o parlare. Silenzio totale, e vattene via. Amarezza? Sì, tanta. […] Ma si sa: la politica decide tutto, in televisione. E per le riserve indiane, in tutti i sensi, non c’è posto”.
Secondo indiscrezioni interne e ricostruzioni politiche, dietro la scelta non ci sarebbero motivi tecnici o legati agli ascolti, bensì ragioni puramente ideologiche. Voci di corridoio parlano addirittura di esplicite pressioni dai piani alti per escludere il conduttore da futuri progetti nell’azienda.
Via anche Bollani e Carofiglio: la cultura finisce nel mirino
Il caso Massini non è isolato. La nuova linea editoriale di Viale Mazzini, ribattezzata dai detrattori “Telemeloni”, ha colpito in sequenza altri spazi dedicati all’approfondimento libero. Prima è toccato a “Via dei Matti numero 0”, la raffinata trasmissione musicale guidata da Stefano Bollani e Valentina Cenni, rimossa improvvisamente dai palinsesti malgrado l’alto profilo artistico.
Subito dopo, le medesime scelte hanno travolto Gianrico Carofiglio e il suo programma di approfondimento culturale e filosofico “Dilemmi”, anch’esso escluso dalle pianificazioni per le prossime stagioni. Un azzeramento totale che priva la terza rete dei suoi volti più identitari e legati alla narrazione complessa e artistica del Paese.
Terremoto a “Chi l’ha visto?”: lo storico addio di Federica Sciarelli
A rendere lo scenario ancora più dirompente per Rai 3 è la notizia ufficiale del passo indietro di Federica Sciarelli. Dopo ben 22 anni consecutivi trascorsi al timone di “Chi l’ha visto?”, la giornalista ha deciso di lasciare la conduzione dello storico format investigativo e di servizio pubblico. La stessa azienda ha confermato l’avvio di riflessioni congiunte per il futuro professionale della Sciarelli, ipotizzando nuovi progetti per lei nelle prossime stagioni.
L’addio della Sciarelli apre una voragine nel programma più solido della rete. Le prime indiscrezioni sul “totonomi” per la successione indicano in pole position figure come Massimo Giletti ed Eleonora Daniele, volti noti e consolidati di Viale Mazzini, una scelta che secondo i critici accentuerebbe ulteriormente il cambio di rotta identitario dello storico format della terza rete.
Insorgono le opposizioni in Vigilanza Rai
I parlamentari del Partito Democratico in Commissione di Vigilanza Rai hanno immediatamente presentato un’interrogazione urgente all’Amministratore Delegato. Secondo i dem, questa massiccia soppressione di format culturali e informativi “rischia di impoverire drasticamente il pluralismo editoriale e di alimentare la percezione di una progressiva omologazione dell’offerta radiotelevisiva pubblica”.
La percezione diffusa tra gli addetti ai lavori è che si sia voluto fare “piazza pulita” di tutti quei nomi giudicati sgraditi o non allineati all’attuale esecutivo, portando a casa veri e propri “scalpi politici” a scapito della qualità e dell’interesse generale degli utenti del servizio pubblico.

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