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Randagismo in Sicilia, a Caltanissetta spesa record: Ogni Nisseno paga 16,10 € all’anno

Autore: Sergio Cirlinci Visualizzazioni: 241 Tempo di lettura: 7 Pubblicato il: 13/08/2026
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Come riportato ieri in questo articolo, Caltanissetta capoluogo ogni anno spende circa 950 Mila euro che lo rende il quarto in Sicilia per spesa complessiva dopo Palermo, Catania e Messina.

Contents
La classifica della spesa nei nove capoluoghi sicilianiIl caso Caltanissetta e la “trappola del lungodegente”Modelli a confronto: l’esempio virtuoso di Ragusa

L’assenza di strutture pubbliche e il ricorso ai canili privati trasformano la tutela degli animali in un debito strutturale per i cittadini.

La gestione del fenomeno del randagismo nei nove capoluoghi di provincia della Sicilia continua a rappresentare un’imponente voce di spesa per le casse comunali.

I costi complessivi per la custodia, la sterilizzazione e il mantenimento degli animali vaganti in Sicilia superano i 10,37 milioni di euro all’anno.

Oltre l’80% di questa cifra viene assorbito dalle rette giornaliere per la permanenza dei cani nelle strutture convenzionate, con tariffe medio-alte compresi tra 2,50 € e 4,50 € al giorno per esemplare.

Tra i dati analizzati spicca in modo drammatico quello del Comune di Caltanissetta: con una spesa annuale stimata di € 950.000,00 e una popolazione residente di circa 59.000 abitanti, ogni cittadino nisseno paga esattamente 16,10 euro all’anno per sostenere i costi del randagismo.

Una cifra pro capite sproporzionata se confrontata con la dimensione demografica della città e con le altre realtà dell’isola.

La classifica della spesa nei nove capoluoghi siciliani

Nel panorama regionale, Caltanissetta si posiziona come quarto capoluogo per spesa assoluta, collocandosi immediatamente alle spalle delle tre grandi città metropolitane (Palermo, Catania e Messina) e superando centri demograficamente più grandi o di pari dimensione come Siracusa, Agrigento e Trapani.

Dalla spesa complessiva di 10.375.000,00 €, Caltanissetta assorbe da sola il 9,16% dell’intero monte costi regionale riservato ai capoluoghi.

Città CapoluogoSpesa Annua StimataIncidenza % sul tot. regionalePrincipale Voce di Costo / Situazione Strutturale
Palermo€ 3.500.000,0033,73%Gestione canile municipale (Bellolampo/Primavera) ed elevato ricorso a strutture private.
Catania€ 2.000.000,0019,28%Forte ricorso a rifugi e canili convenzionati in provincia; sterilizzazioni e microchip.
Messina€ 1.500.000,0014,46%Gestione rifugio comunale (Millemussate) integrata da convenzioni private esterne.
Caltanissetta€ 950.000,009,16%Mantenimento cani in strutture esterne (€ 16,10/anno a cittadino).
Siracusa€ 800.000,007,71%Ricoveri convenzionati; progetti locali per incentivare adozioni e sterilizzazioni.
Agrigento€ 600.000,005,78%Elevato impatto sul bilancio dovuto all’assenza di un canile pubblico di proprietà.
Trapani€ 500.000,004,82%Convenzioni con canili privati della provincia per la custodia a lungo termine.
Ragusa€ 400.000,003,86%Costo contenuto grazie a sterilizzazioni capillari, microchippatura e adozioni veloci.
Enna€ 125.000,001,20%Spesa contenuta in ragione del ridotto bacino demografico del comune.

Il caso Caltanissetta e la “trappola del lungodegente”

Per comprendere le ragioni di un peso economico così rilevante sul bilancio nisseno, occorre analizzare il meccanismo di gestione del fenomeno. Il fattore principale che fa schizzare in alto i costi non è rappresentato dall’intervento iniziale di accalappiamento o dalla sterilizzazione, bensì dal mantenimento a vita dell’animale all’interno delle strutture private convenzionate.

Un cane recuperato dal territorio che non trova un’adozione rapida entra nella cosiddetta “trappola del lungodegente”: la sua custodia costa alle casse del Comune tra i 1.000 € e i 1.500 € all’anno per tutta la durata della sua vita.

Nel caso di Caltanissetta, questo circolo vizioso è alimentato da due criticità storiche:

  1. L’assenza di un canile rifugio pubblico di proprietà: Senza una struttura comunale e in assenza di un circuito d’adozione ad alto scorrimento, l’ente locale paga rette quotidiane continuative a canili privati per centinaia di esemplari per 365 giorni l’anno.
  2. I ritardi nelle infrastrutture sanitarie pubbliche: Il mancato o ritardato avvio di ambulatori veterinari comunali o dell’ASP e di canili sanitari pubblici impedisce la sterilizzazione sistematica a monte. Il problema sanitario si converte così in un debito costante e strutturale.

Modelli a confronto: l’esempio virtuoso di Ragusa

Che il costo del randagismo non sia una spesa ineluttabile lo dimostra il confronto diretto con Ragusa. Il capoluogo ibleo spende 400.000 € all’anno (meno della metà di Caltanissetta), mantenendo un costo pro capite contenuto grazie a una strategia incentrata sulla prevenzione:

  • Sterilizzazioni preventive e anagrafe canina: Stretta sinergia con i servizi veterinari dell’ASP per la microchippatura e il controllo delle nascite.
  • Campagne d’adozione efficienti: Riduzione drastica dei tempi di permanenza media degli animali nei canili.

Mentre la Regione Siciliana mette a disposizione contributi straordinari per la costruzione di canili rifugio, la gestione delle colonie feline e le sterilizzazioni, la copertura ordinaria resta interamente a carico dei singoli Comuni.

Il dato di 16,10 euro versati ogni anno da ciascun cittadino nisseno dimostra l’urgenza per Caltanissetta di cambiare paradigma, passare da una gestione passiva basata sulle rette ai privati a un investimento diretto nelle strutture sanitarie pubbliche, nelle sterilizzazioni e nell’incentivazione delle adozioni umane responsabili. Solo così sarà possibile tutelare il benessere degli animali e alleggerire la pressione sui bilanci della collettività.

A rendere ancora più critica la situazione di Caltanissetta è il fatto che il costo per la gestione del randagismo negli anni è andato via via sempre ad aumentare. Un trend in salita costante, registrato nonostante già durante la passata amministrazione comunale si fosse cercato, con numerosissime sedute dell VI° Commissione, di porre un argine al problema e di individuare correttivi per ridimensionare il peso delle rette convenzionate.

Oggi, tuttavia, il quadro appare tutt’altro che risolto. Pur essendo cambiata l’amministrazione comunale, e nonostante nell’ambito della nuova giunta sia subentrato un nuovo assessore di riferimento con delega al ramo, la situazione non fa che peggiorare.

Tra rimpasti, avvicendamenti politici e rinnovati propositi, il debito legato alla custodia dei cani continua a lievitare, lasciando i cittadini nisseni a farsi carico di un conto sempre più salato, da oltre 16 euro a testa ogni anno, senza che s’intraveda una reale svolta strategica e strutturale.

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