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Lettera in redazione. “L’aeroporto nel centro Sicilia: analisi tecnica di un’illusione d’emergenza”

Autore: Redazione Visualizzazioni: 215 Tempo di lettura: 6 Pubblicato il: 12/08/2026
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Gentile Direttore,
Le scrivo questa lettera spinto dalla necessità di fare un po’ di chiarezza tecnica su un dibattito che, puntuale come un orologio svizzero, torna a infiammare le pagine dei giornali e i dibattiti social ogni qualvolta l’Etna decide di dare spettacolo e bloccare l’operatività dell’aeroporto di Catania-Fontanarossa: la costruzione di un nuovo aeroporto commerciale nel centro della Sicilia, tra le province di Caltanissetta ed Enna.

Ci tengo a precisare subito un punto fondamentale: non faccio politica, non cerco candidature né ho interesse a mettere in mostra il mio nome per raccogliere consensi.

Da diversi decenni lavoro nel settore della progettazione, pianificazione ed economia delle infrastrutture di trasporto. Guardi quindi alle mie parole non come a un giudizio politico, ma come all’analisi realistica e distaccata di un tecnico
che conosce da vicino le dinamiche complesse che regolano le grandi opere e la mobilità aerea.

L’idea di costruire uno scalo commerciale al centro dell’isola, presentata spesso come la panacea di tutti i mali
sia per fronteggiare le emergenze vulcaniche sia per riscattare le aree interne dallo spopolamento, scontra
inesorabilmente contro la realtà dei dati e delle normative vigenti:

-Vincoli normativi ENAC e PNA: Il Piano Nazionale degli Aeroporti non prevede, e mai approverebbe, il finanziamento pubblico per la realizzazione di un settimo scalo in una regione che conta già sei aeroporti (Catania, Palermo, Trapani, Comiso, Lampedusa e Pantelleria). Le direttive nazionali ed europee vanno verso la razionalizzazione, non la dispersione delle risorse.

-Insostenibilità economica: Un aeroporto commerciale richiede volumi di traffico enormi e continui per
rimanere in equilibrio finanziario. Inserire uno scalo nel centro Sicilia significa cannibalizzare
ulteriormente il bacino d’utenza di Comiso e Trapani, creando con altissima probabilità l’ennesima
“cattedrale nel deserto” destinata a sopravvivere solo grazie a sussidi pubblici a fondo perduto.

-Tempi e costi di realizzazione: Progettare, autorizzare e costruire un aeroporto ex-novo (con pista da
almeno 3 km, aerostazione, sistemi radar e infrastrutture di sicurezza) richiede tra 1 e 2 miliardi di euro e
non meno di 10-15 anni. Non è e non potrà mai essere una risposta all’emergenza eruttiva di oggi o di
domani.

-Integrazione e rete viaria: Un aeroporto non vive isolato. In assenza di una rete ferroviaria ad alta
capacità e di collegamenti stradali moderni ed efficienti al centro dell’isola, lo scalo rimarrebbe un’opera
incompiuta e scollegata.

•-Morfologia ed ostacoli orografici: Le province di Caltanissetta e di Enna sono caratterizzate da diversi rilievi collinare. Realizzare una pista di 3 km conforme alle rigide normative ICAO/ENAC richiede ampie aree pianeggianti e corridoi di volo privi di ostacoli naturali. Lo scavo di milioni di metri cubi di terra, l’adeguamento di un suolo soggetto a cedimenti e le turbolenze orografiche locali renderebbero i costi di ingegneria civile stratosferici ed economicamente ingiustificabili.

I regolamenti ICAO ed ENAC per gli aeroporti di Categoria 4 (ovvero quelli idonei a velivoli commerciali di linea) impongono rigidi parametri geometrici sulle cosiddette superfici di delimitazione degli ostacoli:

  • Pista di almeno 2.500 – 3.000 metri: Per una pista di tali dimensioni occorre un’area perfettamente pianeggiante lunga quasi 4 km (considerando le zone di sicurezza RESA e le fasce di rispetto).
  • Corridoi di avvicinamento e decollo privi di Rilievi: La zona di cui si parla è caratterizzata da un susseguirsi continuo di colline, alture, calanchi e rilievi che superano facilmente i 500-700 metri di quota. Costruire una pista in un bacino collinare costringerebbe a procedure di avvicinamento e decollo con pendenze e manovre complesse, incompatibili con la maggior parte delle rotte di linea standard commerciali.

Quando l’Etna blocca Catania, la soluzione tecnica non è costruire un aeroporto a un’ora di strada in mezzo alle
montagne. Le soluzioni reali e praticabili risiedono nel potenziamento dell’intermodalità: collegare in modo
rapido e strutturato Fontanarossa con l’aeroporto di Comiso e con quello di Palermo tramite corridoi ferroviari e
bus dedicati ad alta frequenza durante le crisi, oltre a investire nelle tecnologie di pulizia e gestione rapida delle
ceneri.

Promettere aeroporti dietro l’angolo ogni volta che la cenere cade sulle piste significa prendersi gioco dei cittadini delle aree interne, che meriterebbero invece risposte concrete su temi primari: la manutenzione delle autostrade, delle strade provinciali, l’efficienza della rete idrica, la sanità e i trasporti locali quotidiani.

La saluto con una domanda provocatoria:

“Ma questi che si alzano e cavalcano l’onda dell’emotività sanno davvero di cosa parlano o cercano solo facili consensi?”

Distinti saluti,
Un esperto in pianificazione infrastrutturale e trasporti

Lettera firmata

—————————————–

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