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“A tempu di guerra è guerra ppi tutti”. Quando la politica litiga e dimentica città e cittadini

Last updated: 08/02/2026 7:20
By Sergio Cirlinci 143 Views 8 Min Read
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In Sicilia un tempo si diceva che “A tempu di guerra è guerra ppi tutti”

Ma nei corridoi del potere la massima è stata aggiornata con una variante ben diversa, “In tempo di guerra, ogni spiedino diventa spada”.

Assistiamo a uno spettacolo, oseremmo dire, indecoroso dove la dialettica politica, svuotata di contenuti e visioni, è stata sostituita da una guerriglia personale.

È il tipico gioco di chi non ha risultati reali da sbandierare, quando non sa rispondere nel merito, si colpisce la persona, quando non si hanno soluzioni, si alza un polverone di comunicati velenosi, sperando di spostare l’attenzione e “guadagnare punti”.

È la classica strategia della distrazione di massa messa in atto da chi, sentendosi “nudo”, prova a coprirsi attaccando gli altri, un gioco vecchio quanto il mondo, ma sempre attuale.

Tuttavia, queste “menti raffinate” che studiano l’affondo perfetto spesso dimenticano una legge fisica della politica, il boomerang.

Si rispondesse nel merito delle questioni sollevate, in caso contrario, specialmente se la mazzata è infondata o serve solo a distogliere l’attenzione, torna indietro con una forza doppia, colpendo chi l’ha lanciata.

Vero è che se attaccati bisogna rispondere a tono, ma si chiarissero tra di loro, evitando questi “balletti” di delegittimazione, mentre la città resta a guardare un “po’ sconcertata”, rileggendo nel frattempo la “lista della spesa” con le tante promesse scritte e risposte mancate, diventata ormai una “lista d’attesa”, lunga e dolorosa.

Non le ricordiamo giusto per non rovinarci la domenica, ma la lista delle promesse non mantenute, le sappiamo bene tutti, anche se molti fanno finta di non ricordarle più.

Su questi temi, il silenzio è invece assordante, si preferisce investire tempo e risorse per cercare di zittire chi osa far notare che il “Re è nudo” .

Chi evidenzia delle stonature, chiede chiarezza su determinati e gravi fatti o che alle promesse non siano seguiti fatti, non è un nemico da sconfiggere, ma una persona che esercita un proprio diritto di cittadino o di suo rappresentante.

Tentare di delegittimare chi dissente o chi ha il coraggio di aprire bocca, non è un atteggiamento democratico, ma una reazione di chi non tollera critice e confronto, perchè probabilmente non sarebbe in grado di sostenerlo.

Ma c’è un errore di calcolo fondamentale in questa strategia, quella di pensare che i cittadini siano stupidi ed anche i sostenitori più fedeli iniziano a stancarsi di questo atteggiamento maldestro.

Il punto è chiaro, non si può rispondere a una domanda con un’altra domanda, né si può pensare di cavarsela con una risatina sprezzante quando si è messi all’angolo.

La politica dovrebbe avere il coraggio di assumersi le proprie responsabilità e rispondere.

Se “guerra” deve essere, che sia sui progetti, sulle visioni di città, sui tempi di realizzazione; trasformare ogni critica in una questione personale è solo un modo per ammettere la propria incapacità e impotenza.

La città non ha bisogno di generali che combattono battaglie personali, ma di amministratori che abbiano il coraggio di rispondere alle domande, anche a quelle più scomode.

Sarebbe auspicabile che la politica scendesse dal “trono” e si confrontasse con la città in una bella assemblea cittadina per un confronto aperto, schietto e sincero, per parlare di fatti concreti e non di diatribe che alla città potrebbero anche non interessare.

È un insulto all’intelligenza collettiva vedere come le energie di chi ci amministra e che viene da noi ben remunerato, vengano sprecate in questo modo, piuttosto che per invertire la rotta di un declino della città che sembra inarrestabile.

Sui social sono molti i commenti di cittadini delusi di questo modo di far politica…”Mi piacerebbe assistere ad un modo diverso di fare politica, a tutti i livelli…. Vorrei una politica in cui tra maggioranza e opposizione viga il rispetto e la collaborazione per il bene di tutti, soprattutto dei cittadini” e ancora . “Io onestamente sono stanco di questo andirivieni di battutine sui social…Si impegnassero giunta comunale e opposizione invece a risolvere i problemi seri della citta anziché battibeccare su fb senza un se’ e un ma… Onestamente la cittadinanza è molto stanca e delusa“, alcuni dei commenti.

E mentre questo teatro dell’assurdo va in scena, con i protagonisti impegnati a scambiarsi fendenti per difendere le proprie posizioni, fuori dal palazzo la realtà è ferocemente diversa.

Il dato è drammatico e non ammette risatine. A Caltanissetta ci sono oltre 10.000 cittadini che vivono sotto la soglia di povertà, diecimila persone che non arrivano a fine mese, che combattono quotidianamente per riuscire a far mangiare le proprie famiglie, con la dignità ferita e che, nonostante tutto, osservano il Palazzo d’orato, con una fiducia quasi eroica, o forse per disperazione, l’operato di chi li amministra sperando si ricordino di loro.

Il tradimento maggiore è proprio questo, ignorare che mentre la politica si “diverte” a giocare alla guerra dei comunicati, c’è un’intera fetta di popolazione che aspetta risposte concrete sulla rinascita socio-economica della città.

Questi diecimila nisseni non chiedono battute spiritose, sorrisini o delegittimazioni dell’avversario, chiedono pane, lavoro e servizi essenziali dignitosi.

Continuare a ignorare questo grido d’aiuto per concentrarsi su ripicche personali non è solo un errore politico, è una grave colpa morale.

Chi ha la pancia piena e il posto al caldo dovrebbe ricordarsi che il tempo della pazienza sta finendo.

Signori politici, i cittadini vi guardano, pesano le vostre parole, i vostri comportamenti e soprattutto misurano il vuoto dei vostri fatti. Datevi una mossa. Ad Maiora

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