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Amato (Avanti PSI): ”Il socialismo torna al centro della politica sociale”

Autore: Redazione Visualizzazioni: 65 Tempo di lettura: 8 Pubblicato il: 19/08/2026
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Per troppo tempo la politica sociale è stata considerata un capitolo separato dell’azione politica, quasi una risposta da riservare alle situazioni di difficoltà.

Oggi non è più così. Le trasformazioni economiche e sociali degli ultimi anni hanno reso evidente che la qualità della vita, la sicurezza economica e la possibilità di costruire un futuro dignitoso sono diventate questioni centrali per una parte sempre più ampia della società.

È proprio in questo spazio che il socialismo può tornare a svolgere una funzione importante. Non come riproposizione di formule del passato e nemmeno come semplice richiamo identitario, ma come cultura politica capace di interpretare le nuove disuguaglianze e di proporre un equilibrio diverso tra economia, libertà individuale e responsabilità collettiva. Il punto di partenza deve essere il lavoro. Non soltanto perché rappresenta una fonte di reddito, ma perché attraverso il lavoro le persone costruiscono autonomia, dignità e partecipazione alla vita della comunità. Quando il lavoro diventa precario, sottopagato o incapace di garantire una vita dignitosa, non è soltanto l’economia a entrare in crisi: si indebolisce la stessa coesione sociale.

Per questo occorre tornare a parlare di salari, qualità dell’occupazione, formazione, sicurezza e possibilità di crescita professionale. Ma occorre anche riconoscere la trasformazione del mondo produttivo. Il lavoro autonomo, le professioni, le piccole imprese e le nuove forme di attività economica fanno parte della realtà contemporanea e non possono essere lasciati fuori da una moderna politica sociale. Il socialismo del nostro tempo deve quindi superare vecchie contrapposizioni.

Difendere il lavoro non significa essere contro l’impresa. Sostenere l’impresa non significa accettare qualsiasi forma di sfruttamento. Una società moderna ha bisogno di entrambe le dimensioni: un’economia dinamica e persone protette nei loro diritti. La vera sfida è costruire un sistema nel quale la crescita produca opportunità e non soltanto ricchezza concentrata nelle mani di pochi.

La stessa riflessione riguarda la casa. Avere un’abitazione sicura non dovrebbe essere un privilegio riservato a chi dispone di redditi elevati o di un patrimonio familiare. Quando una persona non riesce a permettersi un affitto, quando un giovane non può immaginare di acquistare una casa o quando una famiglia è costretta a destinare una parte eccessiva del proprio reddito all’abitazione, siamo di fronte a una questione sociale. La casa, il lavoro e la sicurezza economica sono strettamente collegati. Senza queste condizioni diventa più difficile costruire una famiglia, progettare il futuro, investire nella propria formazione o scegliere liberamente dove vivere.

Qui emerge una delle questioni fondamentali del socialismo contemporaneo: la libertà non può essere soltanto un principio giuridico; deve avere anche una base economica e sociale.

Una persona formalmente libera, ma priva delle risorse necessarie per scegliere il proprio percorso, non gode di una libertà pienamente realizzata. Da questa consapevolezza nasce una moderna idea di welfare. Non uno Stato che sostituisce le persone nelle loro scelte, ma uno Stato capace di garantire condizioni di partenza più giuste e servizi pubblici efficienti. Sanità, scuola, formazione, assistenza e previdenza non sono semplicemente voci di bilancio: sono strumenti attraverso i quali una comunità rende concreta l’uguaglianza delle opportunità.

Questo non significa negare il ruolo del mercato. Al contrario, un socialismo moderno deve riconoscere il valore dell’iniziativa privata, dell’impresa, dell’innovazione e della concorrenza. Ma il mercato non può essere lasciato senza regole e non può essere considerato l’unico criterio attraverso cui organizzare la società. L’economia deve essere al servizio della persona e non la persona al servizio dell’economia. È questa una delle ragioni per cui il pensiero socialista conserva una straordinaria attualità. In una fase nella quale la tecnologia modifica rapidamente il lavoro, l’intelligenza artificiale trasforma interi settori produttivi e la transizione ecologica impone profonde trasformazioni economiche, il problema non è fermare il cambiamento, ma fare in modo che il cambiamento produca benefici condivisi.

La modernizzazione non può significare soltanto maggiore produttività. Deve significare anche maggiore qualità della vita, nuove opportunità e una distribuzione più equa dei vantaggi della crescita. Il socialismo può offrire una chiave di lettura proprio perché mette insieme due esigenze che troppo spesso vengono presentate come incompatibili: la libertà di intraprendere e la necessità di garantire giustizia sociale.

Questa impostazione è particolarmente importante anche per le nuove generazioni. I giovani non chiedono soltanto assistenza. Chiedono soprattutto la possibilità di costruire il proprio futuro senza partire da condizioni di svantaggio insuperabili. Vogliono poter studiare, lavorare, avere una casa, creare un’impresa, formare una famiglia e scegliere se restare nel proprio territorio o fare esperienze altrove. Una politica seria deve creare le condizioni affinché queste possibilità siano realmente accessibili. Per questo il socialismo deve tornare a essere una cultura politica del futuro e non soltanto della memoria.

Deve parlare a chi lavora e a chi cerca lavoro, a chi produce e a chi ha bisogno di protezione, a chi vuole fare impresa e a chi teme di perdere il proprio posto, alle nuove generazioni e a chi ha costruito con il proprio lavoro il benessere del Paese.Deve farlo senza paura delle parole uguaglianza, solidarietà, giustizia sociale e redistribuzione, ma anche senza rinunciare a merito, responsabilità, innovazione e libertà.Il vero obiettivo non è rendere tutti uguali nei risultati, ma impedire che le condizioni di partenza decidano in anticipo il destino delle persone. È qui che il socialismo può trovare una nuova ragione d’essere.

Non nella nostalgia, non nella contrapposizione ideologica e nemmeno nella semplice ricerca di uno spazio politico. La sua funzione può essere molto più ambiziosa: costruire una società nella quale la libertà individuale sia accompagnata da una reale possibilità di emancipazione sociale. In un’epoca segnata da nuove disuguaglianze e da una crescente insicurezza economica, questa non è una battaglia del passato. È una sfida del presente. E il socialismo, se saprà rinnovarsi senza rinunciare ai propri valori fondamentali, può tornare a essere una delle culture politiche capaci di affrontarla.

Calogero Jonathan Amato – Dirigente Regionale PSI Sicilia

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