Seduta rinviata per mancanza del numero legale. Slitta l’approvazione delle norme su sanità ed endometriosi, mentre il caso Cirrone Cipolla diventa un giallo politico.
Un’aula semivuota, l’assenza del governo e un clima di nervosismo che ormai travalica i confini dell’opposizione per infettare il cuore della maggioranza. La giornata di ieri all’Assemblea Regionale Siciliana non è stata solo un fallimento burocratico, ma il sintomo plastico di una coalizione che sembra aver perso la bussola.
Al centro del contendere c’era l’approvazione di un disegno di legge stralciato dalla Finanziaria di dicembre: norme attese da migliaia di cittadini, che prevedevano l’istituzione di un centro regionale per la lotta all’endometriosi e la regolamentazione dei costi dei parcheggi negli ospedali pubblici.
Tutto rinviato a martedì prossimo. L’assenza dell’assessore Daniela Faraoni e di gran parte dei deputati di centrodestra ha impedito il raggiungimento del numero legale, scatenando l’ira delle minoranze. Michele Catanzaro (Pd) parla apertamente di un centrodestra in “stato comatoso”, mentre Roberta Schillaci (M5S) vede nel deserto dell’aula il segnale di una maggioranza ormai “dilaniata”.
Ciò che preoccupa maggiormente Palazzo d’Orléans, però, è il malumore interno. Luisa Lantieri (Forza Italia), tra le principali sostenitrici della norma sull’endometriosi, non ha usato giri di parole: “È vergognoso. La maggioranza aveva promesso di approvare questa norma in tempi brevi cinque mesi fa. Migliaia di persone aspettano risposte, mentre i nostri erano assenti”.
Ancora più drastico l’intervento di Gianfranco Micciché, che evoca scenari di fine legislatura: “La politica è in una situazione imbarazzante. Se dobbiamo trascorrere un altro anno così, sarebbe più serio dimetterci tutti”.
A rendere la giornata ancora più surreale è stato il mancato insediamento di Rosetta Cirrone Cipolla, la prima dei non eletti di Forza Italia nel nisseno, chiamata a sostituire Michele Mancuso, attualmente agli arresti domiciliari.
Quella che doveva essere una pura formalità si è trasformata in un viaggio a vuoto da Niscemi a Palermo. La Commissione verifica poteri non si è potuta riunire: mancavano 5 componenti su 10. Un cortocircuito che ha lasciato la delegazione nissena carica di delusione e sospetti.
Dietro le assenze e la paralisi d’aula si staglia l’ombra di un rimpasto di giunta che molti chiedono ma che il presidente Schifani non ha ancora concesso.
Tra fibrillazioni interne a Forza Italia, orfana di una guida nel nisseno dopo il caso Mancuso e le manovre correntizie in vista dei congressi, l’attività legislativa sembra essere diventata l’ultima delle priorità.
Martedì prossimo l’Ars tornerà a riunirsi.
Resta da capire se la maggioranza ritroverà i numeri o se la Sicilia dovrà rassegnarsi a una legislatura che, citando Micciché, sembra aver già “mollato”.
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