Il maltempo che ha colpito la Sicilia nelle ultime ore ha concesso solo una tregua temporanea alla politica: i lavori dell’Ars sul disegno di legge relativo agli enti locali sono stati rinviati di 24 ore, ma la tensione a Sala d’Ercole resta altissima. Al centro della contesa c’è l’articolo che punta ad adeguare la Sicilia al resto d’Italia, introducendo l’obbligo della parità di genere nelle giunte comunali con una soglia minima del 40%.
Per la prima volta, le 15 deputate elette all’Ars, superando gli steccati tra maggioranza e opposizione, hanno formato un fronte compatto. L’obiettivo è superare quello che definiscono un “muro di gomma” trasversale che finora ha impedito il recepimento della norma nazionale.
“In questo caso non esistono destra e sinistra, questa è una norma delle donne”, dichiara Luisa Lantieri (FI), vice presidente dell’Ars. Le fa eco Marianna Caronia (Noi Moderati): “In Italia abbiamo un premier donna e un capo dell’opposizione donna, non si capisce perché la Sicilia debba restare indietro”. Anche Bernardette Grasso (FI) parla di “norma di civiltà”, sottolineando che la rappresentanza non è una concessione ma un principio di democrazia.
Il vero timore delle parlamentari è lo “sgambetto” nel segreto dell’urna. Un rischio concreto, tanto da spingere il presidente della Regione, Renato Schifani, a intervenire duramente. Il Governatore ha annunciato una bozza di modifica del regolamento dell’Ars per abolire il voto segreto, limitandolo solo a questioni etiche: «È mio dovere farlo», ha ribadito.
Nonostante i capigruppo di maggioranza (da Pellegrino di FI a Assenza di FdI) assicurino che i propri deputati non ricorreranno allo scrutinio nascosto, il clima resta di profonda diffidenza. Cristina Ciminnisi (M5S) e Valentina Chinnici (Pd) avvertono: “Il rischio di imboscate è reale, si respira nei corridoi”.
Per sbloccare l’impasse, il capogruppo di Fratelli d’Italia, Giorgio Assenza, ha proposto una mediazione: far scattare l’obbligo del 40% solo a partire dal prossimo rinnovo dei consigli comunali. “Spostare oggi gli equilibri di giunte già al lavoro sarebbe complicato”, spiega Assenza.
Questa proposta di “buon senso” ha raccolto aperture importanti, come quella di Cateno De Luca (“La politica è l’arte del compromesso”) e dell’autonomista Roberto Di Mauro. Tuttavia, dall’opposizione c’è chi rilancia: Valentina Chinnici ha annunciato un emendamento per alzare l’asticella della rappresentanza dal 40% al 50%.
Mentre il fronte femminile si compatta, il dibattito maschile si concentra su altri aspetti del ddl. Salvo Geraci (Lega) spinge per il terzo mandato nei piccoli Comuni e per l’istituzione del “consigliere supplente”. Di parere opposto Dario Safina (Pd), che boccia la riforma definendola “utile solo alla classe politica e non ai cittadini”.
La battaglia è solo rimandata. Con la ripresa dei lavori, gli occhi saranno puntati non solo sui tabelloni del voto, ma anche sulle tribune di Sala d’Ercole, dove è prevista la presenza di numerose rappresentanti della società civile pronte a monitorare l’esito di una partita che la Sicilia attende dal 2019.
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