La Procura di Palermo ha iscritto nel registro degli indagati i genitori di Anna Rosa, la bambina di soli quattro anni e mezzo deceduta giovedì scorso all’ospedale dei Bambini di Palermo per le complicazioni di una sospetta infezione da difterite. L’ipotesi di reato formulata dagli inquirenti è di omicidio colposo.
La piccola, così come i suoi quattro fratellini, non era stata sottoposta alle vaccinazioni obbligatorie per precisa scelta del nucleo familiare, residente nel quartiere San Filippo Neri (Zen).
Nel provvedimento giudiziario si fa riferimento anche a radicati pregiudizi e false credenze diffuse nella zona, legate all’erronea convinzione di una correlazione tra i vaccini e l’insorgenza dell’autismo.
Nel frattempo, la situazione epidemiologica resta sotto stretto monitoraggio sanitario.
Il cuginetto della vittima, un bambino di 4 anni ricoverato anch’esso presso l’ospedale dei Bambini, è risultato positivo al batterio della difterite. Tuttavia, a differenza di Anna Rosa, il piccolo aveva completato i primi tre cicli di vaccinazione.
«Il quadro clinico del bambino è in netto miglioramento», ha rassicurato Domenico Cipolla, direttore sanitario dell’azienda ospedaliera Arnas Civico. «Presenterà soltanto lievi sintomi simili a quelli di una comune sindrome influenzale con placche alla gola, grazie alla protezione conferita dalle immunoglobuline antidifteriche. Rimane in osservazione e isolamento precauzionale».
La tragedia ha scatenato un vero e proprio “boom” di prenotazioni e accessi nei centri vaccinali della capoluogo siciliano.
Nella struttura della borgata Pallavicino, vicina allo Zen, l’Azienda Sanitaria Provinciale ha dovuto raddoppiare il personale medico per fare fronte al forte afflusso di cittadini e residenti del quartiere, tra cui una ventina di familiari della piccola. Nel centro di via Giorgio Arcoleo, invece, si è registrato l’esaurimento temporaneo delle scorte del vaccino esavalente.
L’Asp di Palermo ha avviato un’imponente indagine epidemiologica per tracciare la catena dei contatti e rintracciare il cosiddetto “paziente zero”. Per tutti i soggetti venuti a contatto con la bambina è stata attivata la procedura di chemioprofilassi antibiotica preventiva.
Gli esperti invitano comunque alla calma ed escludono il rischio di un’epidemia estesa: l’obiettivo attuale è circoscrivere il potenziale focolaio e mettere in sicurezza i soggetti non immunizzati.
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