Nuova pesantissima ondata di polemiche sul leader di Futuro Nazionale, Roberto Vannacci. Durante la giornata conclusiva dell’affollata assemblea costituente del suo movimento politico, tenutasi all’Auditorium della Conciliazione, l’ex generale è tornato a contestare frontalmente uno dei temi più sensibili del dibattito sociale e legislativo italiano: il reato di femminicidio.
Dapprima in conferenza stampa e poi con ancora più enfasi dal palco, Vannacci ha liquidato la fattispecie giuridica senza mezzi termini: “Uomini e donne sono uguali, non c’è bisogno di proteggere alcuno nei confronti degli altri e quindi devono essere tutti soggetti alle stesse regole. Un reato non è più o meno grave in base al sesso, al colore della pelle o alla religione di chi lo commette o di chi lo subisce: questa è la vera parità. Sono contrario al femminicidio, è un omicidio come tutti gli altri”.
Andando oltre, il leader di Fn ha espresso la sua netta contrarietà anche alle quote rosa e alla parità di genere, promettendo un emendamento alla legge elettorale per stopparle: “Una posizione di lavoro la si guadagna in base al merito, non in base a quello che uno ha sotto le mutande. Perché non mettiamo le quote rosa per i fabbri o per i muratori e invece le mettiamo per i politici o i dirigenti? Così come c’è la violenza sulle donne, esiste quella sugli anziani e non c’è un ‘anzianicidio'”. Davanti alla platea ha poi rincarato la dose definendo la legge sul femminicidio “un’assurdità che serve a fare il lavaggio del cervello alla cittadinanza”.
Le parole dell’ex generale hanno provocato un terremoto politico immediato, raccogliendo dure condanne a partire dagli stessi banchi della maggioranza di centrodestra.
La reazione più netta è arrivata da Giulia Bongiorno, senatrice della Lega e presidente della Commissione Giustizia del Senato, nonché promotrice della legge che ha introdotto nel codice penale l’articolo 577-bis sull’istituzione del reato specifico di femminicidio. Bongiorno ha definito “fuorvianti” le tesi del generale: “Il punto non è che la morte di una donna ‘pesa’ più di quella di un uomo, ma la gravità della spinta che porta a uccidere una donna per odio o disprezzo, ritenendola un essere inferiore. Spero non ci sia nostalgia per il reato previsto fino al 1981, quando venivano concesse attenuanti a chi uccideva una donna per causa d’onore”.
A parziale difesa si è invece schierata la deputata Laura Ravetto, da poco transitata proprio in Futuro Nazionale (pur avendo votato a suo tempo la legge sul femminicidio). Ravetto ha cercato di smorzare i toni parlando da giurista: “Non si tratta di negare il fenomeno. Ha solo detto che il valore della vita è uguale per tutti, è un’affermazione giuridica di principio, penso che anche la Corte Costituzionale potrebbe avere da eccepire sulla legge. Si vuole banalmente ricordare che un omicidio è sempre un omicidio”.
Sull’allontanamento politico del generale è intervenuto anche il ministro Francesco Lollobrigida, che ha liquidato la faccenda sottolineando come sia stato lo stesso Vannacci “a tirarsi fuori dal centrodestra”.
Il Partito Democratico e il centrosinistra sono insorti compatti di fronte a quello che ritengono un attacco inaccettabile alle conquiste civili del Paese.
La senatrice del PD Cecilia D’Elia ha parlato apertamente di “negazionismo patriarcale da parte di chi non vede l’esistenza della violenza maschile contro le donne, e il carattere proprio dei femminicidi. Vannacci è intriso di quella cultura che dobbiamo cambiare”. Ancor più duri i toni della deputata dem Michela Di Biase: “Solo dalla feccia possono originare le parole gravissime pronunciate da Vannacci sui femminicidi. Il femminicidio non è uno slogan ideologico, ma un fenomeno riconosciuto e studiato da istituzioni e magistratura per descrivere delitti che maturano in dinamiche di possesso, controllo e sopraffazione”. Anche la senatrice Valeria Valente (PD) ha rincarato la dose, evidenziando che “chi nega l’esistenza stessa del fenomeno lo fa perché nega la specificità della dinamica della violenza maschile, sa che tocca un equilibrio di potere reale ed è portatore di una cultura patriarcale”.
Fronte comune anche da parte del Centro dello scacchiere politico. Le senatrici di Italia Viva Daniela Sbrollini (capogruppo in commissione Femminicidio) e Dafne Musolino (vicecapogruppo al Senato) hanno diffuso una nota congiunta bollando le uscite dell’ex generale come “parole gravissime e offensive nei confronti delle tante donne vittime di violenza e delle loro famiglie”.
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