Parole, parole, soltanto parole, proprio come recitava la famosa canzone di tanti anni fa.
È l’ennesimo copione che si ripete puntuale ad ogni tragedia, la consueta retorica dei sentimenti da social network che torna a travolgere il tessuto della nostra città.
La scomparsa di Tony Maganuco, ultimo capitolo di una dolorosa catena di disgrazie, ha scatenato la solita gara di omaggi “postumi”.
Oggi, più che mai, si assiste e chi scrive frasi di sincero cordoglio, ma anche chi ne approfitta per lanciare accuse, lasciando soltanto un sapore stucchevole e insopportabile.
Non serve battersi il petto ora. Non servono i giudizi dell’ultima ora né il moralismo da tastiera per un uomo il cui percorso terreno si è consumato tra la grazia e la colpa, in una solitudine complessa, aggravata dalla malattia e da un carattere non facile.
Chi ha avuto modo di stargli vicino in questi ultimi anni sa quanti sforzi siano stati fatti, dai soliti pochi, per offrirgli aiuto, e sa quanto sia stato difficile fargli accettare una mano tesa.
Eppure, oggi assistiamo a un fenomeno ben diverso: c’è chi approfitta di questa morte per ergersi al moralista del giorno dopo, chi ne approfitta per togliersi sassolini personali dalle scarpe e chi usa questa tragedia semplicemente per mettersi in mostra.
È l’ennesima dimostrazione di come questa città sappia essere un’idrovora: assorbe, smaltisce e poi dimentica.
Un luogo che ama immensamente le parole e pochissimo i fatti, perché i fatti costano impegno e nuocciono ai vivi.
Si fa un gran parlare di vicinanza, ma la realtà è che il passaggio tra la vita e la morte non è mai allegro, e diventa una vergogna collettiva quando ciò avviene nella solitudine.
Per le analisi superficiali, per le accuse generiche a fantomatici colpevoli, vale una sola e fondamentale regola: molri hanno perso l’ennesima grande occasione per tacere.
Al posto di scrivere, in alcuni casi, valanghe di falsità e di frasi fatte, meglio sarebbe stato avere la decenza di scegliere il silenzio, come stanno facendo coloro che gli sono stati accanto ultimamente.
Le persone si aiutano, si amano e si rispettano da vive, non quando ormai è troppo tardi.
Meno parole, più rispetto. Adesso cortesemente si lasci spazio al silenzio. Ad Maiora

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