Un comune o una provincia vengono commissariati quando si verificano gravi violazioni di legge, motivi di sicurezza o l’incapacità dell’ente di funzionare.
A Caltanissetta il commissariamento non è più un esercizio di fantapolitica, ma una lettura realistica dei fatti.
Quando un ente locale manifesta gravi violazioni di legge, motivi di sicurezza o l’incapacità di funzionare, il passaggio temporaneo dei poteri a un commissario straordinario nominato dalla Regione o dal Prefetto diventa un atto dovuto.
Di fronte al collasso del sistema politico, la figura terza del commissario interviene per ripristinare la legalità e porre fine alla gestione di chi ha sottovalutato i rischi amministrativi.
La nostra città vive da tempo in un limbo istituzionale, con un “orologio bloccato a mezzanotte”. lo avevamo scritto in questo articolo.
I pesanti risvolti delle inchieste giudiziarie e altre notizie continuano a destabilizzare l’ambiente senza che si riesca ad avviare una vera fase di ripartenza. In questo contesto di persistenti tensioni politiche e amministrative, la metafora dei “pompieri”, intesi come commissari inviati dall’alto per spegnere i focolai e fare piazza pulita, si fa drammaticamente concreta.
La realtà interna ai palazzi istituzionali è probabilmente molto più grave di quanto appaia all’esterno. Certe reazioni muscolose, gli attacchi scomposti e i tentativi ostinati di difendere posizioni ormai indifendibili dimostrano, per contrasto, che la situazione è critica.
Dietro una solidità di facciata mostrata alla cittadinanza, i nervi tesi tradiscono il timore del crollo definitivo di un intero sistema di potere.
L’ultimo scossone in ordine di tempo è stato il clamoroso blitz della Guardia di Finanza al Libero Consorzio Comunale (l’ex Provincia). Una tempesta che tuttavia non coglie tutti di sorpresa.
La consigliera comunale e provinciale Annalisa Petitto aveva già sollevato il velo sulle opacità gestionali dell’ente in tempi non sospetti. Durante una conferenza stampa tenutasi al Libero Consorzio poco prima dell’insediamento ufficiale, la Petitto aveva formalmente richiamato il Presidente all’ordine:
“Al Presidente Tesauro chiedo rigore politico tanto nelle future iniziative amministrative per il territorio che per tutte le future nomine che farà: sia circondato da chi non ha precedenti e condanne penali, da chi non ha interessi personali e di parte e da chi non si trova in conflitto di interessi”.
L’azione della consigliera è proseguita attraverso numerosi video-denuncia volti a rompere il silenzio su quanto accadeva dentro le mura della Provincia. Si è trattato di denunce mirate che hanno acceso i riflettori su gravi anomalie, dalla gestione dello staff del presidente fino all’occupazione sistematica dei posti auto nel parcheggio del palazzo da parte di persone prive di qualsiasi titolo, ruolo o incarico ufficiale.
A gennaio 2026, nel corso di una conferenza stampa alla presenza dell’onorevole Ismaele La Vardera e del consigliere Miceli, sono state chieste ufficialmente le dimissioni del presidente Tesauro, supportando la richiesta con l’ostensione di specifici documenti. link
Una posizione condivisa fermamente anche dal gruppo territoriale del Movimento 5 Stelle, link , dall’onorevole Di Paola link, e la stessa cosa fecero il Pd, link , e Futura – Costruiamo insieme la Città” , link , che hanno chiesto a loro volta le dimissioni del sindaco e del presidente del consiglio comunale.
I nodi al pettine e la replica di Tesauro
I nodi stanno venendo al pettine. Tra arresti, interdittive, blitz e indagini, il collasso della macchina pubblica nissena sembra essere vicino a un punto di non ritorno. In questo scenario si inserisce la nota che il Presidente della Provincia ha inviato ieri alla propria rete di contatti “amici”:
«Nella giornata di ieri personale della Guardia di Finanza di Caltanissetta, su mandato della locale Procura della Repubblica, ha effettuato presso il Libero Consorzio di Caltanissetta l’acquisizione di documentazione afferente la società partecipata, “Caltanissetta in House”. La Provincia è assolutamente a completa disposizione e in piena collaborazione con le autorità. Come Presidente del Libero Consorzio di Caltanissetta, alcuni mesi addietro, ho conferito incarico ad uno studio legale al fine di redigere una consulenza tecnico-fiscale avente ad oggetto una completa ed esaustiva panoramica della società in questione. Considerato che l’attuale amministrazione si è insediata soltanto nell’aprile del 2025, ho ritenuto opportuno acquisire ogni elemento utile per avere piena contezza della vita pregressa della società e disporre di un quadro completo della situazione societaria e gestionale. Tale elaborato verrà depositato alla Procura della Repubblica non appena il consulente lo depositerà presso il Libero Consorzio. Ribadiamo la piena disponibilità dell’Ente a collaborare con gli organi inquirenti e la massima fiducia nel lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine nella convinzione che ogni verifica contribuirà a fare piena chiarezza sugli aspetti oggetto di approfondimento».
Una precisazione che evoca inevitabilmente il principio dell’excusatio non petita, accusatio manifesta, e che solleva interrogativi spontanei: questo incarico legale risalente ad “alcuni mesi addietro” è stato deciso all’indomani della netta presa di distanze politica dall’onorevole Mancuso? E se l’esigenza di fare chiarezza sulla partecipata è emersa solo di recente, significa che prima di allora la fiducia riposta nella gestione era totale e incondizionata?
Se l’amministrazione dovesse rispondere, sosterrebbe certamente che si è trattato di una verifica ex post sulla regolarità del lavoro svolto. Resta il fatto che l’ente era stato ampiamente e ripetutamente avvertito, prima, durante e dopo, riguardo ai soggetti di cui si stava circondando.
Lo scenario a Palazzo del Carmine
L’auspicio per il bene delle istituzioni è che la prossima attività degli inquirenti non debba estendersi anche al Comune. Sebbene Palazzo del Carmine sia stato finora solo lambito dallo scandalo Mancuso-Tricoli relativamente alla gestione degli eventi, l’ente comunale non risulta al momento coinvolto direttamente nelle indagini.
Dopo queste vicende, le richieste di dimissioni del Sindaco e del Presidente del Consiglio Comunale non sono state suffragate dal voto dell’aula, respinte grazie alla compattezza della maggioranza che ha blindato la posizione dei vertici.
Tuttavia, qualora le indagini dovessero allargarsi fino a coinvolgere direttamente il Comune, il Sindaco, che ricopre contemporaneamente anche la carica di Presidente della Provincia, si troverebbe di fronte alla necessità di un inevitabile doppio passo indietro. Una scelta di responsabilità istituzionale che diventerebbe l’unica via percorribile per salvaguardare l’onorabilità delle istituzioni e risparmiare alla città un grave danno d’immagine che la cittadinanza onesta non merita in alcun modo. Ad Maiora
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