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Caltanissetta: Tra il declino delle eccellenze e la “vocazione” allo scarto e…”cumu veni si cunta”

Last updated: 18/05/2026 7:08
By Sergio Cirlinci 85 Views 8 Min Read
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Caltanissetta sta cambiando pelle, ma non nel modo in cui i suoi cittadini speravano.

La sensazione è che la città stia perdendo i suoi tratti migliori per “rinforzarsi” su aspetti che tutto fanno tranne che renderla una “ridente cittadina”.

Sia chiaro, non si tratta di avere pregiudizi verso il Centro di accoglienza di Pian del Lago o la REMS al Parco Dubini, considerato che, pare, da alcuni voci che circolano tra i corridori dell’ASP, danno per imminente la gara per l’inizio dei lavori.

Entrambe sono strutture necessarie, ma sorge spontanea una domanda, perché questa concentrazione avviene proprio qui? Siamo diventati il territorio dove “scaricare” ciò che altrove non è gradito?

La politica locale, evidentemente, non è stata in grado, e forse non lo è tuttora, di far rispettare il territorio che rappresenta.

Mentre in anni passati per evitare di diventare la città dove avvenivano insediamenti, che altre città non volevano, oggi coloro che dovrebbero farla rispettare sono “timidi” sia nel parlare ma soprattutto nell’agire.

Ben vengano il Parco Assunto o la, prossima, riapertura della Piscina comunale, ma se a queste novità sottraiamo ciò che abbiamo già perso, il bilancio resta drammaticamente negativo.

La perdita di presidi storici e istituzionali, uffici pubblici, banche etc., ha ridotto le opportunità di lavoro e costringendo molti residenti, tra di essi moltissimi giovani, a trasferirsi altrove.

Un tempo che fu, grazie alle miniere Caltanissetta era la capitale mondiale dello zolfo, oggi conserva solo il ricordo delle miniere solo il ricordo che, nvece di diventare attrattive turistiche, sono ridotte a discariche.

Abbiamo perso marchi storici come l’Amaro Averna e assistiamo all’abbandono dei siti archeologici, Chiese e palazzi storici restano spesso chiusi nei fine settimana, eccezion fatta per il periodo de “Le Vie dei Tesori” e visitare il Museo delle Vare non è affatto agevole.

Non parliamo poi dell’Antenna Rai, abbattuta nonostante le promesse di finanziamento per salvarla, mai arrrivati, consigli comunali aperti e vibranti proteste di cittadini. Oggi, quel che molti temono è una bella speculazione edilizia, rimanendo sempre nell’attesa delle compensazioni, di cui nulla è dato sapere, nonostante ci siano stati incontri romani tra amministratori locale e Rai Way.

Peccato che mentre la politica ennese ha saputo capitalizzare su Università e Sanità, Caltanissetta non ha saputo fare altrettanto-

Come “favola” del Policlinico, di cui abbiamo parlato ieri in questo articolo, si è sgonfiata subito dopo le elezioni, mentre il rilancio dell’Università con il supporto di UNIPA è ostaggio di contrapposizioni che sanno più di battaglie politiche che di reale volontà di sviluppo.

Oggi la politica locale appare disorientata tra rimpasti, scandali e inchieste.

Si parla di rilancio del centro storico, ma i vecchi quartieri versano in condizioni che definire “pietose” è un eufemismo.

L’idea di riportare gente in centro tramite uffici, come il Centro per l’Impiego nei locali ex bancari, è già finita nel mirino della CGIL. La segnalazione al Ministero del Lavoro e alla Corte dei Conti per possibili violazioni del principio DNSH (Do No Significant Harm) nell’uso dei fondi PNRR rischia di allungarne i tempi, se non di bloccarsi del tutto.

C’è poi l’acquisto dell’ex Banca d’Italia: l’assessore Delpopolo promette l’arrivo di 1.400 nuovi studenti, considerato anche che il Consorzio dovrebbe attivare, sempre secondo quanto riferito recentemente dall’assessore, nella trasmissione la Verità su Tfn, altre tre corsi.

Ma la domanda che sorge, sempre spontanea è, da dove dovrebbero arrivare?

Difficile immaginare flussi studenteschi da Enna o Agrigento. Inoltre, il recente accordo tra Gela e l’Università Kore di Enna sottrarrà inevitabilmente utenza dal versante sud della provincia, mentre il versante nord continuerà a preferire Palermo.

Il rischio, alla luce di queste novità è quello di costruire una cattedrale nel deserto del centro storico che rischierebbe di non riempirsi.

Il centro storico non si rivitalizza solo con gli uffici, ma con le presenze costanti.

E’ stata fortemente voluta la riapertura al traffico viecolare in centro storico, colpevole, senco alcuni, del declino de commercio, ma nonostante sia stat riparta da un paio di anni, non sembra che il commercio sia ripartito.

Chiusi gli uffici e qulche sportello bancario, la zona diventa un deserto, quale commerciante accetterebbe di investire e rischiare il proprio capitale rischiando di chiedere dopo qualche anno o nel caso dell’iniziativa dell’amministrazione dover anche poi restituire l’agevolazione?

Le azioni da intraprendere probabilmente sarebbero altre, non eventi “mordi e fuggi”, le idee di molti cittadini che sono state lanciate, rimangono inascoltate.

Chi amministra, considerato che pensa che la città sia con lei, visti gli apprezzamneti che riceve dai cittadini, ovviamente quelli di parte, rivendica il diritto di decidere il “come” e il “quando”, da fare, ma il problema è che, mentre loro decidono e molti applaudono, la città di migliorie francamente non ne vede, anzi.

Tutto questo sembra infrangersi contro quel muro invisibile riassunto nel detto “cumu veni si cunta”, un’espressione che purtroppo raffigura perfettamente lo spirito di molti nisseni, una rassegnazione cronica ad accettare passivamente quel che capita, adattandosi al declino come se fosse un destino ineluttabile.

Finché ci si limiterà a limitare i danni e a “raccontare” le sventure senza agire concretamente per invertire la rotta, Caltanissetta rimarrà ferma a guardare gli altri correre mentre resta seduta in panchina a guardare. Ad Maiora

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