Un tributo storico che si trasforma, nel giro di poche ore, in un terreno di durissimo scontro politico. L’Aula di Montecitorio ha ospitato la solenne commemorazione di Giacomo Matteotti. L’evento, aperto dal discorso del Presidente della Camera, Lorenzo Fontana, ha vissuto un momento di profonda commozione con il disvelamento di una targa in memoria del deputato socialista e il “ritiro” definitivo dello scranno numero 14 – la postazione da cui, il 30 maggio 1924, Matteotti pronunciò il celebre discorso di denuncia dei brogli e delle violenze fasciste che gli costò la vita. Da oggi in poi, quel posto rimarrà vuoto e non sarà mai più assegnato a nessun parlamentare.
Se il valore simbolico dell’iniziativa ha trovato il pieno consenso della presidenza e di diverse forze politiche, a far esplodere la tensione è stata l’immagine delle tribune e dei banchi parlamentari durante la cerimonia.
La polemica: “Banchi di Fratelli d’Italia vuoti, una vergogna”
Le opposizioni, guidate dal Partito Democratico, hanno immediatamente sollevato il caso delle assenze tra le file della maggioranza di centrodestra, con particolare riferimento al partito della premier Giorgia Meloni.
Il deputato del PD, Arturo Scotto, ha espresso una dura condanna via social, pubblicando una foto dell’emiciclo semivuoto: “Oggi alla Camera dei Deputati è stata deposta una targa alla memoria di Giacomo Matteotti. Lo scranno 14 non sarà mai più assegnato. Da qui Matteotti denunciò i crimini del fascismo. Fu ucciso. I banchi della destra di Fratelli d’Italia oggi sono vuoti. Vergogna”.
Le reazioni e il dibattito in Aula
Nonostante le assenze abbiano surriscaldato il clima, il dibattito ha registrato interventi da parte di tutti gli schieramenti, evidenziando sfumature e contrapposizioni storiche ancora vive.
Il capogruppo della Lega, Riccardo Molinari, ha voluto definire la cerimonia come la “commemorazione del coraggio”, riconoscendo l’importanza del ricordo. Di diverso tenore e fonte di ulteriori attriti è stato invece l’intervento di Alessandro Colucci (Noi Moderati), il quale ha tracciato un profilo di Matteotti descrivendolo come figura “antifascista” ma al contempo “anticomunista”, ricostruendo le vicende dell’epoca e innescando malumori sul significato profondo della sua eredità politica.
L’iniziativa, trasmessa in diretta sulla webtv e sul canale satellitare della Camera, lascia così un segno indelebile nell’architettura istituzionale di Montecitorio, ma riapre una ferita aperta sul terreno della memoria storica condivisa.
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