Il dialetto siciliano offre degli spunti che aiutano ad interpretare la “commedia” umana, e in particolare quella politica.
Tra i tanti modi di dire, uno risuona con particolare attualità nell’arena del dibattito contemporaneo: “Carta ca veni e iucaturi ca s’avanta.”
Questo detto, traducibile letteralmente come “La carta che arriva e il giocatore che si vanta” indica la tendenza umana a gonfiarsi il petto e attribuirsi meriti non appena la fortuna, la “carta”, è favorevole.
L’occasione arriva e l’uomo fortunato, il “giocatore” non perde tempo a esibire il suo trionfo, spesso dimenticando tanto altro.
Trasportiamo ora questo detto nel teatro della politica locale, con un occhio di riguardo a quanto accaduto sul caso piscina.
E, come da copione, è scattata la fase del “iucaturi ca s’avanta”, la maggioranza non ha perso l’occasione per rivendicare una netta discontinuità e, soprattutto, per gettare “discredito” sulla gestione passata. L’obiettivo non è stato solo informare i cittadini, ma creare un contrasto netto e spettacolare tra l’attuale operato e quello di chi ha preceduto.
Questo atteggiamento è risultato ancora più stridente in un contesto in cui pure durante il dibattito locale si era levata qualche voce proveniente dagli ambienti della stessa coalizione, che aveva espresso l’auspicio a che nessuno ci mettesse il “cappello”.
In altre parole, era stato saggiamente chiesto di evitare l’eccessiva autocelebrazione e di concentrarsi sul lavoro amministrativo concreto, senza indugiare in recriminazioni. Peccato che dopo qualche ora i buoni propositi sono finiti nel cestino e si è sentito di tutto e di più come anche letto successivamente.
Il richiamo alla moderazione e alla responsabilità è stato infatti messo da parte e la tentazione di usare la “carta” per sminuire il predecessore si è rivelata irresistibile.
La tentazione del trionfalismo alla fine ha prevalso dimenticando che in politica meglio mantebìnere una certa prudenza.
Il problema di questo atteggiamento non è solo una questione di etichetta, ma di una profonda logica e strategica azione mirata a vantarsi per la “mano vincente”.
Chi si vanta eccessivamente per la “carta ca veni” e lo fa usando la città come palcoscenico, finisce per legare a sé la promessa di una perfezione assoluta e di infallibilità.
Ma a Caltanissetta, come altrove, la politica è fatta di cicli e amministrare è un’impresa complessa, quindi una certa prudenza male non farebbe.
Vero è anche che bisogna saper mescolare bene le “carte”, ma esagerare nel vantarsi di essere i migliori giocatori del “circolo”, mentre gli altri sono “pivellini” può essere pericoloso, ovviamente politicamente parlando.
Se per caso un giorno la “carta” non dovesse “veniri” , gli stessi “giocatori” che oggi si stanno gonfiando di meriti per aver risolto problemi ereditati, si troveranno poi nell’imbarazzo di dover giustificare i propri, inevitabili, fallimenti o ritardi.
Il detto siciliano è un monito da non sottovalutare e la politica dovrebbe essere più misurata nel giudicare e nel dileggiare, e pensare meno alle autocelebrazioni e all’uso opportunistico delle circostanze.
Le carte sul tavolo cambiamo ad ogni mescolata, quindi dopo aver “vinto” una mano e giudicato gli avversari, si pensi alle “carte” ancora in mano, come ad esempio la “carta” Policlicnico, Cap. Franco, ex Banca d’Italia, mensa universitaria e altre ancora.
Ciò che dovrebbe rimanere alla fine, per dimostrare di essere veramente dei bravi giocatori e non solo fortunati, è la capacità di onorare le “carte” che si hanno in mano, le promesse fatte alla città, quelle “carte” distribuite con le proprie mani. A d Maiora
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