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Casa Tripisciano dimora della memoria: una serata che ha dato senso al racconto del territorio

By Redazione 156 Views 7 Min Read
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CALTANISSETTA – La serata conclusiva della rassegna “Il Racconto Visivo”, ospitata ieri a Casa Tripisciano, è stato un appuntamento che ha fatto incontrare editoria, illustrazione e patrimonio culturale in un’unica trama narrativa, offrendo al pubblico un’occasione di riflessione tutt’altro che ordinaria.

Presenti gli assessori Petrantoni e Oliva.

La proposta culturale di SimplyBook Editore, accolta all’interno del Polo Artistico Artigianale Aloysià – organizzatore di tutta la rassegna – ha delineato un itinerario nel quale il libro illustrato si è rivelato concretamente un presidio di bellezza, uno strumento di trasmissione della memoria e una forma di responsabilità verso il territorio.

Il primo momento di confronto ha acceso i riflettori sull’illustrazione come linguaggio autonomo, capace di oltrepassare la funzione decorativa per assumere un ruolo interpretativo. Le riflessioni di Mariangela Galante, Debora Scarfia e Luigi Bontà hanno delineato un orizzonte nel quale l’immagine diventa una soglia d’accesso alla conoscenza: rende comprensibile ciò che le parole da sole non riescono sempre a esprimere, custodisce la memoria dei luoghi e restituisce profondità ai racconti.

Ne è emersa una visione dell’editoria come laboriosa officina culturale, dove ogni pubblicazione nasce dall’intesa tra sensibilità differenti. L’autore immagina, l’illustratore traduce emozioni in forme, l’editore armonizza linguaggi e prospettive. Una convergenza di competenze che trova il proprio fine non nel mercato, ma nella costruzione di opere capaci di attraversare il tempo.

Il secondo incontro, dedicato a La Bussola Magica, esordio letterario di Scarfia (già acquistabile qui: https://simplybook.online/prodotto/la-bussola-magica/), ha ulteriormente ampliato questa prospettiva, trasformando la presentazione del volume in una riflessione sul significato più profondo dell’appartenenza. La città non è stata evocata come pura ambientazione narrativa, bensì come organismo vivo, da osservare con attenzione, comprendere nelle sue stratificazioni e riconoscere come parte della propria identità.

A guidare il dialogo con misura e sensibilità è stata Federica Falzone, la cui conduzione si è rivelata uno degli elementi più qualificanti dell’intera serata; ha saputo imprimere ritmo e profondità alla conversazione, accompagnando il pubblico attraverso i diversi livelli del racconto.

Tra gli interventi più apprezzati, quello di Luigi Bontà ha offerto una chiave di lettura di raro spessore. Con la consueta capacità di intrecciare rigore storico e visione culturale, il curatore di SPES22 ha invitato il pubblico a considerare l’immagine come archivio vivente di una comunità. Le sue riflessioni, mai prevedibili né accomodanti, hanno ampliato il dibattito oltre i confini dell’editoria, ricordando come ogni opera visiva possa diventare un presidio di memoria, uno strumento di riscatto civile e un ponte capace di ricucire il dialogo tra il patrimonio del passato e la sensibilità delle nuove generazioni.

Debora Scarfia ha raccontato al pubblico il laboratorio creativo dal quale prende forma una fiaba illustrata, mostrando come ogni personaggio, ogni colore e ogni scenario siano il risultato di un lavoro di ascolto del territorio prima ancora che di invenzione artistica.

Mariangela Galante, dal canto suo, ha raccontato il paziente cammino che conduce un manoscritto a diventare libro, sottolineando come la qualità editoriale rappresenti una scelta culturale prima ancora che estetica. Punta l’accento sulla funzione dei libri illustrati nella formazione dello sguardo. Prima ancora di insegnare a leggere, essi insegnano a osservare. Invitano a soffermarsi, a riconoscere dettagli, a coltivare stupore. In un tempo dominato dalla velocità e dall’intelligenza artificiale, restituiscono il valore della contemplazione e dell’attenzione, alimentando nei più giovani un rapporto affettivo con i luoghi che abitano.

È stato questo il nucleo più fecondo della serata e il focus centrale dell’opera prima di Scarfia: “Un territorio può essere custodito soltanto da chi lo conosce davvero e nessuna opera di valorizzazione può prescindere da un’autentica educazione alla bellezza. Preservare significa innanzitutto riconoscere; riscattare significa restituire dignità a ciò che rischia di essere dimenticato; abitare un luogo implica farsene interpreti e custodi, non semplici fruitori.”, dichiara Scarfia.

L’intesa costruita tra autori, editore, curatore, moderatrice e pubblico ha fotografato una comunità culturale che sceglie la cooperazione come metodo e il dialogo come orizzonte. Una sinergia capace di dimostrare come l’editoria possa ancora esercitare una funzione generativa, creando connessioni tra discipline, generazioni e sensibilità differenti.

Arricchente e puntuale la diretta radio a cura di Radio Opportunity; dalle 20.30 in poi, con la magistrale conduzione di Tania Costa e l’impeccabile regia di Carlo Rizioli e Cristian Abbate, sono andate in onda varie interviste inedite dei partecipanti e organizzatori.

A seguire, un momento conviviale di live music con i VaiMò Acoustic Duo e i Lunamelody, e un rinfresco offerto da Amico Pane d’Autore, sempre vicino alle iniziative culturali nel centro storico.

L’ampia partecipazione registrata durante i quattro giorni dell’intera iniziativa ha confermato quanto esista un desiderio diffuso di esperienze culturali che non si limitino all’esposizione di contenuti, ma sappiano generare confronto, appartenenza e consapevolezza.

Ieri, più che una serata conclusiva, quella vissuta a Casa Tripisciano è sembrata l’apertura di un cammino. Perché ogni libro illustrato, quando nasce dall’amore per un territorio e dalla cura delle relazioni, diventa nettamente più di una pubblicazione: si trasforma in una bussola capace di orientare lo sguardo verso ciò che merita di essere preservato, raccontato e, soprattutto, abitato.

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