I giudici della terza sezione della Corte d’Appello di Roma hanno confermato la condanna a otto mesi di reclusione nei confronti di Andrea Delmastro Delle Vedove, deputato di Fratelli d’Italia ed ex sottosegretario alla Giustizia. L’esponente politico è accusato del reato di rivelazione di segreto d’ufficio in merito alla nota vicenda legata all’anarchico Alfredo Cospito.
La decisione del collegio capitolino, giunta dopo una camera di consiglio durata circa due ore e quaranta minuti, ribadisce integralmente la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Roma nel febbraio del 2025. Restano inalterate sia la pena detentiva (con il beneficio della sospensione) sia le sanzioni accessorie, tra cui l’interdizione della durata di un anno dai pubblici uffici. I giudici hanno invece confermato il rigetto delle istanze risarcitorie avanzate dalle parti civili, quattro parlamentari del Partito Democratico.
Il verdetto d’Appello si pone in netto contrasto con le conclusioni rassegnate lo scorso 22 aprile dal sostituto procuratore generale, il quale aveva formalmente richiesto l’assoluzione per l’imputato con la formula “il fatto non costituisce reato”, ritenendo che la documentazione divulgata non fosse coperta da segreto formale.
Il caso giudiziario risale ai primi mesi del 2023, durante il delicato periodo in cui l’anarchico Alfredo Cospito – detenuto sotto regime di carcere duro (41-bis) e condannato a 23 anni per l’attentato alla caserma dei Carabinieri di Fossano e per reati legati alla Federazione Anarchica Informale (Fai-Fri) – stava portando avanti un prolungato sciopero della fame contro la misura restrittiva.
In quel contesto, il deputato di Fratelli d’Italia e vicepresidente del Copasir, Giovanni Donzelli, intervenne nell’Aula della Camera dei Deputati rivelando pubblicamente il contenuto di alcuni colloqui avvenuti nel penitenziario di Sassari tra Cospito e altri detenuti di spicco appartenenti alla criminalità organizzata (camorra e ‘ndrangheta). Successivamente emerse che a trasmettere quelle informazioni sensibili a Donzelli era stato proprio il coinquilino e compagno di partito Andrea Delmastro, all’epoca sottosegretario alla Giustizia con delega al DAP (Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria).
Presente in aula al momento della lettura del dispositivo, Delmastro non ha rilasciato dichiarazioni a caldo ai giornalisti, limitandosi a un laconico “buon lavoro”. Successivamente, ha commentato la sentenza tramite una nota ufficiale esprimendo fermezza:
“Non condivido la decisione della Corte d’Appello, ma ne prendo atto. Non ho intenzione di fermarmi qui. Andrò fino in Cassazione, forte anche delle richieste assolutorie da parte della stessa Procura, nella certezza di riuscire finalmente a dimostrare la correttezza del mio operato, senza se e senza ma”.
I legali della difesa, Giuseppe Valentino e Riccardo Milani, hanno già annunciato il ricorso. “Aspetteremo i 90 giorni previsti per il deposito delle motivazioni, dopodiché presenteremo formale ricorso in Cassazione”, ha spiegato l’avvocato Milani. La linea difensiva continuerà a fare leva sulla natura non classificata della relazione ministeriale scambiata tra i due parlamentari, escludendo l’intenzione di violare segreti d’ufficio.
Dal punto di vista politico, la posizione dell’esponente di Fratelli d’Italia si era già in parte delineata lo scorso 24 marzo con le sue dimissioni dalla carica di sottosegretario alla Giustizia, una scelta che ha alleggerito la pressione istituzionale sul governo Meloni, pur lasciando aperto il dibattito giuridico e politico attorno ai confini del segreto d’ufficio e alle prerogative parlamentari. Nel frattempo, sul fronte principale del caso, la Corte europea dei diritti umani ha già respinto nel settembre 2025 i ricorsi dei legali di Cospito contro il 41-bis, definendoli “manifestamente infondati”.
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