Nei giorni scorsi ci sono arrivati anche in privato alcuni messaggi di critica, di quelli che fanno riflettere, ma che non possiamo assolutamente condividere.
Qualcuno ci ha accusato, senza troppi giri di parole, di insistere troppo sulla questione della piscina comunale.
Secondo questa tesi, il nostro continuo parlarne, il sollevare dubbi, il lanciare ipotesi e il chiedere conto di ciò che succede rischierebbe di ottenere l’effetto opposto, cioè bloccare tutto, come se dipendesse da noi.
In poche parole, ci viene chiesto di stare zitti e lasciare che la situazione si evolva senza pressioni, altrimenti, sentite bene, per colpa nostra la piscina resterà chiusa o si allungherebbero i tempi.
Noi, invece, pensiamo l’esatto contrario. E vi spieghiamo perché.
La politica, a ogni livello e di ogni colore, si riempie spesso la bocca con parole bellissime come trasparenza, chiarezza e partecipazione dei cittadini.
Poi, però, alla prova dei fatti, quando sorgono i problemi, la trasparenza diventa improvvisamente un fastidio e le domande dei giornalisti o dei cittadini si trasformano in intralci al funzionamento della macchina.
Nascondere la polvere sotto il tappeto non ha mai risolto un problema, né nella vita quotidiana né, tantomeno, nella gestione della cosa pubblica.
Tenere la cittadinanza all’oscuro non fa bene ai cittadini, che hanno il sacrosanto diritto di sapere come vengono spesi i loro soldi, non fa bene alla politica, che perde credibilità e si isola in una torre dorata, e non fa bene alla soluzione del problema.
Senza un faro puntato addosso, una volta si chiamava fiato sul collo, i tempi rischiano di dilatarsi all’infinito nell’indifferenza generale, confidando sulla solita e comoda abitudine che, dopo un po’ di tempo, i cittadini dimenticano.
Se si continua a parlare della piscina, non è per accanimento terapeutico, per antipatie personali o politiche.
C’è una ragione molto più pragmatica, dietro questa storia ci sono responsabilità precise e ci sono, soprattutto soldi pubblici… i nostri.
Parliamo di cifre importanti. Parliamo di un primo finanziamento da 200.000 euro, a cui ne è seguito un secondo, sempre da 200.000 euro, e il prossimo anno ne verranno stanziati altri 300.000, per un totale di 700mila euro, mica bruscolini.
Di fronte a una simile montagna di denaro dei contribuenti, che per la nostra realtà è una cifra enorme, porre delle domande non è solo lecito, è doveroso, anzi ci stupiamo come siamo solo noi, e qualche altro, a insistere affinché si sappiano le cose come stanno.
Considerato anche che il 18 dicembre 2025 il Consiglio Comunale ha approvato l’accordo di transazione all’unanimità, qui l’articolo, al quale seguirono le parole del sindaco Tesauro, link, ci chiediamo era un “assegno in bianco” o si doveva vigilare sul corretto andamento dei lavori? Si doveva controllare dove andassero a finire quei soldi e come venisero spesi, prima di staccare il secondo assegno? Ci chiediamo insomma di chi sia la responsabilità di questo stallo, della ditta, del Comune o del fato?
Finché non ci saranno risposte chiare, il nostro dovere è continuare a chiedere.
Precisiamo che a noi interessa solo che la piscina venga riaperta al più presto.
Siamo ben consapevoli che questo non ci rende “simpatici”, ma rispondiamo con un secco “fatevene una ragione”, noi ci siamo e non molliamo.
Come cittadini ci hanno costretto a pagare un biglietto da 700.000 euro e adesso si pretende che non si chieda il conto? No, signori, non funziona così.
Ci aspettiamo interrogazioni, convocazioni nelle commissioni competenti (a cui deve seguire un comunicato esaustivo) e, non ultimo, una mozione nel primo consiglio comunale utile per capire finalmente cosa sta succedendo.
Se nulla di tutto questo dovesse accadere, la città considererà tutti, nessuno escluso, responsabili o peggio complici alla stessa identica maniera.
Oggi, ancora una volta, ci troviamo davanti a un muro di gomma, nessuno dice nulla, nessuno spiega, nessuno convoca una conferenza stampa per fare chiarezza.
Ma la domanda che oggi ci preme di più, forse ancor più dei motivi tecnici del ritardo, riguarda proprio questo silenzio.
Cosa si teme veramente? Cosa c’è dietro questa vicenda che impone di tenere tutta la situazione sotto l’ovatta? Se tutto è stato fatto alla luce del sole, se si tratta solo di normali intoppi burocratici o tecnici, perché non spiegarlo apertamente ai cittadini?
Il silenzio alimenta il sospetto. La chiarezza, invece, libera il campo dai dubbi e permette di ripartire.
Noi continueremo a scrivere, a fare domande e a pretendere risposte, non per bloccare la piscina, ma perché vogliamo vederla aperta e funzionante al più presto a al limite accettare un ritardo ma sapendone il perchè. Ad Maiora

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