Il Parlamento Europeo ha blindato la posizione di Ilaria Salis, respingendo la richiesta di revoca dell’immunità parlamentare avanzata dall’Ungheria. Con una decisione che segna un punto di rottura politico e diplomatico con Budapest, l’Aula di Strasburgo ha stabilito che dietro il procedimento giudiziario a carico dell’eurodeputata di AVS (Alleanza Verdi e Sinistra) sussista un chiaro intento persecutorio.
Il precedente: dal 1993 a oggi
La motivazione cardine è il cosiddetto “fumus persecutionis”. Si tratta di un concetto giuridico-politico che non veniva evocato con tale risonanza dai tempi di Bettino Craxi.
- Il parallelo: Il 29 aprile 1993, la Camera dei Deputati italiana utilizzò la medesima tesi per respingere quattro autorizzazioni a procedere contro il leader del PSI, sostenendo che le indagini fossero influenzate da un intento punitivo verso la sua figura politica.
- Oggi: A distanza di oltre trent’anni, il Parlamento UE applica lo stesso schema per proteggere Salis dal rischio di tornare nelle carceri ungheresi, dove era apparsa in catene e al guinzaglio durante le udienze.
Le ragioni della decisione: un “ampio potere discrezionale”
Il documento ufficiale del Parlamento Europeo, datato 7 ottobre 2025, chiarisce che, sebbene i presunti reati non siano legati a voti o opinioni espressi durante il mandato (essendo antecedenti), l’Aula gode di una sovranità politica nel decidere se un processo possa danneggiare l’indipendenza dell’istituzione.
Secondo Strasburgo, sussistono elementi concreti per ritenere che l’obiettivo di Budapest sia quello di:
- Pregiudicare l’attività politica di Ilaria Salis.
- Metterla a tacere a causa delle sue posizioni antifasciste e del suo attivismo contro i raduni neonazisti.
L’anomalia ungherese: violenze “a senso unico”
Uno dei punti più controversi sollevati dal Parlamento UE riguarda la parzialità delle indagini condotte dal Tribunale di Budapest.
“Il Tribunale regionale di Budapest ha affermato di non essere a conoscenza di alcun atto di violenza commesso dai partecipanti alla Giornata dell’Onore [raduno di estrema destra], ad eccezione di Ilaria Salis e altri due imputati.”
L’Eurocamera sottolinea come questa versione dei fatti sia in palese contrasto con le cronache di quei giorni, che riportavano scontri da ambo le parti. Il fatto che le autorità magiare abbiano preso di mira esclusivamente i militanti di sinistra, ignorando eventuali violenze della controparte, ha alimentato i dubbi sulla neutralità del procedimento.
Conclusioni: un voto sul filo del rasoio
La decisione non è stata un plebiscito: l’immunità è stata confermata con un solo voto di scarto. Tuttavia, l’esito è definitivo. Il Parlamento ha valutato come determinanti:
- Le condizioni detentive durissime a cui Salis è stata sottoposta.
- La natura politica dell’offensiva giudiziaria, mirata a colpire un membro del Parlamento UE per il suo impegno civile.
Con questo atto, Strasburgo riafferma che l’immunità non è un privilegio personale, ma una “garanzia di indipendenza” contro potenziali ritorsioni di governi nazionali verso i propri oppositori eletti a livello europeo.
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