La Corte dei Conti smonta il trionfalismo del governo sull’evasione fiscale: altro che recupero da record
Un record che non esiste. La Corte dei conti smonta con poche righe le narrazioni trionfalistiche del governo Meloni sulla lotta all’evasione fiscale. I 33,4 miliardi di euro incassati dall’Agenzia delle entrate nel 2024, definiti dalla premier “una somma mai raggiunta dalla nostra nazione”, non sono il frutto di un’azione straordinaria, ma il risultato di controlli automatizzati. Nessuna caccia all’evasore, nessun rafforzamento degli strumenti per far emergere il sommerso. Solo la routine.
In un’audizione sul Documento di economia e finanza alle commissioni bilancio, i giudici contabili chiariscono che la maggior parte degli introiti deriva da errori o omissioni nei versamenti individuati tramite controlli automatici. L’83 per cento dei fondi raccolti non nasce da accertamenti sostanziali, ma dalla verifica meccanica delle dichiarazioni presentate. Gli evasori veri restano al sicuro.
L’incremento di otto miliardi rispetto al 2022, celebrato dalla presidente del Consiglio come il risultato di norme “contro le attività ‘apri e chiudi’ degli extracomunitari”, si rivela essere un’illusione propagandistica. La Corte dei conti lo dice chiaramente: questi risultati sono difficilmente replicabili senza un deciso aumento dei controlli sostanziali, proprio quelli che il governo non ha rafforzato.
E nonostante strumenti come la fatturazione elettronica, il reverse charge e lo split payment, l’Italia continua a occupare le ultime posizioni in Europa per il gap Iva, con un buco del 14,74 per cento nel 2023. Ancora peggio va sul fronte Irpef per professionisti e imprese individuali, dove l’evasione si attesta a un preoccupante 65 per cento.
Fonte LANOTIZIAGIORNALE.IT di Giulio Cavalli

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