CARACAS (VENEZUELA) – Il Venezuela sta vivendo una delle più grandi tragedie sismiche degli ultimi cento anni. Una violentissima sequenza sismica, caratterizzata da due scosse principali ravvicinate di magnitudo 7.2 e 7.5 della scala Richter (valutate dal servizio geologico statunitense USGS, mentre altre rilevazioni internazionali parlano di un unico evento prolungato fino a magnitudo 7.8), ha flagellato la zona settentrionale del Paese, con epicentro localizzato nei pressi dello stato di Yaracuy, a ovest della capitale Caracas.
L’impatto sul territorio è stato violentissimo, spingendo le autorità governative a proclamare immediatamente lo stato di emergenza nazionale.
Un bilancio umano drammatico e in continua ascesa
Le stime delle autorità locali e delle organizzazioni internazionali delineano uno scenario spaventoso. Secondo gli ultimi aggiornamenti della Protezione Civile e dei media sul posto, i morti accertati sono saliti a 1.430, con oltre 3.200 feriti ricoverati in strutture ospedaliere ormai vicine al collasso logistico e sanitario.
Ciò che desta maggiore angoscia è l’altissimo numero di dispersi: sarebbero più di 50.000 le persone attese o intrappolate sotto le macerie, mentre si stima che almeno 70.000 famiglie abbiano perso la propria abitazione. Le aree più duramente colpite risultano essere la fascia costiera di La Guaira – definita dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez come l’epicentro di una “vera tragedia” – e la località di Tucacas, dove interi complessi residenziali (tra cui il noto La Mar Suites) si sono completamente sbriciolati.
Il coinvolgimento della comunità italiana e le storie di speranza
Il dramma tocca da vicino anche l’Italia, data la folta comunità di connazionali residenti nel Paese latinoamericano. Il Ministero degli Affari Esteri italiano e l’Unità di Crisi della Farnesina hanno confermato il decesso di tre cittadini italo-venezuelani (tra cui una donna di origini siciliane il cui corpo è stato rinvenuto dopo ore di ricerche). Si registrano inoltre diversi connazionali feriti e decine di dispersi su cui sono in corso verifiche costanti da parte dell’Ambasciata italiana a Caracas.
In mezzo alla devastazione, i soccorritori continuano a scavare incessantemente, regalando rari ma straordinari momenti di speranza: a La Guaira una donna è stata salvata dopo essere rimasta protetta dai detriti per 36 ore, mentre un neonato di appena 18 mesi è stato estratto vivo e in buone condizioni generali dopo oltre 32 ore dal crollo.
Macchina dei soccorsi e mobilitazione internazionale
Il Venezuela, già provato da una complessa situazione economica, si trova a fronteggiare la gestione dell’emergenza a mani nude in molte aree, a causa della carenza di escavatori e attrezzature pesanti nei centri minori.
La risposta internazionale non si è fatta attendere: un contingente di circa 100 soccorritori d’élite coordinati dalla Protezione Civile italiana è già atterrato a Caracas per supportare i vigili del fuoco locali nelle operazioni di ricerca e salvataggio sismico (Search and Rescue). Aiuti umanitari e messaggi di supporto logistico sono stati stanziati e inviati da diversi governi mondiali, inclusi gli Stati Uniti, oltre a un primo contributo straordinario di solidarietà di 100.000 euro inviato da Papa Leone XIV tramite l’Elemosineria Apostolica.
Nel frattempo, l’allarme tsunami preventivo emesso nelle ore successive alle scosse per il Mar dei Caraibi (comprese Porto Rico e le Isole Vergini) è ufficialmente rientrato, ma la popolazione resta in stato di massima allerta a causa del continuo sciame di assestamento: una forte replica di magnitudo 4.9 ha nuovamente scosso il centro del Paese, riaccendendo il panico nelle strade della capitale.
Contatti Utili per i Connazionali (Unità di Crisi):
–Unità di Crisi della Farnesina (Roma): +39 06 36225
–Ambasciata d’Italia in Venezuela: +58 (0) 414 272
–Consolato Generale d’Italia: +58 (0) 414 210 1699

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