A Caltanissetta esiste un tesoro culturale spesso dimenticato: il Museo Mineralogico “Sebastiano Mottura”, una realtà unica nel suo genere in Sicilia e nel Mezzogiorno, e tra i pochi in Italia a documentare in maniera così ampia e dettagliata la storia dell’attività mineraria legata alle zolfare.
Questo museo non è solo un contenitore di reperti, ma rappresenta la memoria viva di una civiltà industriale che ha segnato profondamente l’identità del nostro territorio.
Il museo nacque grazie all’impegno dell’ingegnere Sebastiano Mottura, il quale nel 1862 fondò a Caltanissetta la prima Scuola Mineraria del Regno d’Italia. Mottura donò un’importante collezione di minerali alla scuola, che negli anni si è arricchita grazie alle donazioni di ex allievi e studiosi.
Il patrimonio attuale comprende una straordinaria varietà di campioni mineralogici, rocce, fossili e strumenti tecnici d’epoca utilizzati nella vita quotidiana delle miniere.
Nel 2012, fu inaugurata la nuova sede del museo, annessa all’Istituto Tecnico Industriale “Sebastiano Mottura”.
Il progetto originario prevedeva due piani espositivi, ma purtroppo solo il piano inferiore è stato completato e reso fruibile al pubblico.
Il risultato? Un museo costretto in spazi angusti, con materiali di straordinario valore scientifico e storico ammassati e impossibilitati a essere pienamente valorizzati.
È doloroso constatare come una tale eccellenza culturale versi oggi in uno stato di abbandono. In un’epoca in cui si parla tanto di rigenerazione urbana, di valorizzazione dei beni culturali e di turismo sostenibile, è inaccettabile che una struttura come questa non riceva la minima attenzione.
Ancora più incomprensibile è il fatto che non siano stati utilizzati fondi del PNRR per completare e rilanciare il museo. In un momento storico in cui l’Europa investe miliardi per la rinascita economica e culturale del nostro Paese, sarebbe doveroso destinare parte di queste risorse alla tutela e alla valorizzazione delle nostre radici.
Il Museo Mineralogico potrebbe diventare un polo di attrazione turistica e didattica, capace di connettere scuole, università, centri di ricerca e visitatori curiosi.
Potrebbe essere inserito in un circuito museale regionale o nazionale, diventare sede di mostre temporanee, convegni, laboratori per studenti e turisti, eventi culturali legati alla storia delle miniere e dell’ingegneria mineraria.
Faccio quindi un accorato appello alla nuova Amministrazione comunale, agli enti regionali e alle istituzioni culturali: non lasciamo morire il Museo Mineralogico.
Salviamo questo scrigno di memoria e conoscenza. Restituiamolo alla città e alla Sicilia intera come simbolo della nostra storia e delle nostre potenzialità future.
La cultura mineraria fa parte del nostro DNA. Non possiamo permetterci di disperderla nell’indifferenza.
Salvatore Giunta
Direzione Nazionale di Mezzogiorno Federato
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