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Come si cambia: FdI sbraita, ma assaltava Conte su scorta e Covid

Last updated: 30/01/2025 19:13
By Redazione 273 Views 4 Min Read
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Il 5 marzo 2020, dopo una settimana di emergenza Covid, Giorgia Meloni aveva già provveduto a dare del “criminale” all ’allora premier Giuseppe Conte.

Un modo per portarsi avanti col lavoro, prima che le destre – parlamentari ed editoriali – provvedessero a una durissima campagna contro il leader 5S e il ministro Roberto Speranza, con assalti resi ancor più feroci dalle inchieste (tutte archiviate) aperte negli anni per reati gravissimi, dall’omicidio colposo alle lesioni.

Né Conte né Speranza, indagati insieme a Bergamo, se la presero con la giustizia.

Nulla a che vedere col clima anti-magistrati fomentato oggi da FdI, adesso che è Meloni coi suoi ministri a finire sotto indagine. “Ben vengano le verifiche giudiziarie – disse Conte nel marzo 2023 – Risponderò nelle sedi opportune, ma non aspettatevi show mediatici”.

La destra, invece, aveva già capito tutto dal 2020. Non solo con Meloni.

È la vigilia di Ferragosto quando Maurizio Gasparri, con la solita moderazione forzista, spiega: “Il premier andrebbe incriminato, ma finirà tutto a tarallucci e vino”.

Le inchieste vanno avanti e Tommaso Foti, allora capogruppo FdI alla Camera, assicura: “Il governo è pronto a costituirsi parte civile. Se l’inchiesta si trasformerà in processo, nessuno potrà impedire allo Stato di esserci, non soltanto sul banco degli imputati ”.

E Meloni, con un in, chiede un passo indietro a Speranza (“Dimissioni”), citando il titolo di un articolo del G iornale: “La Procura smaschera Speranza”. Sul velluto Il Tempo, riportando la notizia dell’indagine su Conte e alcuni ministri: “Adesso processateli tutti”.

È forse anche grazie a questi e chi che, intervenendo in aula, la deputata FdI Alice Buonguerrieri afferma senza esitazione che “Conte e Speranza sono stati condannati ”.

Non è noto da chi e per cosa, ma basta la parola di Meloni.

La questione fa il paio con un’altra capitata negli stessi mesi e che, di nuovo, mette in luce la metamorfosi di FdI.

Nel novembre 2020 il partito di Meloni denuncia Conte per peculato alla Procura di Roma, accusandolo di aver sfruttato la sua scorta da premier per i comodi della compagna Olivia Paladino, protetta dai bodyguard per sfuggire a un’intervista delle Iene .

La Procura, proprio come oggi per il caso Almasri, manda gli atti al Tribunale dei ministri notificando a Conte quanto successo.

La destra monta il caso anche in Parlamento attraverso interrogazioni e richieste di informative, Conte ne parla a dicembre in conferenza stampa: “Un esponente di Fratelli d’Italia (Roberta Angelilli, firmataria dell’esposto, ndr) mi accusa per un uso improprio della scorta, è completamente falso. La mia compagna non ha preso l’auto di scorta, non ho mandato la scorta, la scorta era lì per me, era in attesa che scendessi. L’uomo della scorta è intervenuto perché ha visto concitazione e trambusto”.

A marzo 2021 il Tribunale dei ministri archivia e il caso evapora, con buona pace di FdI e senza le scene da scontro di civiltà che, ancora, contrappongono politica e magistratura.

Ma Meloni sembra avere una pessima memoria.

Da ilFattoQuotidiano

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