Nel numero di gennaio del periodico della diocesi di Caltanissetta, L’Aurora, S.E il Vescovo invitava il popolo a prendere coscienza della mancanza di una classe politica formata e protesa a tessere più la rete del clientelismo che lo sviluppo per il nostro territorio.
Nello stesso numero, Giorgio De Cristoforo ci ricordava che di fronte alle notizie di presunte corruzioni l’atteggiamento di tanti cittadini non sia stato di stupore, come se il sistema delle mazzette sia considerato dai più “naturale”, “normale”, “inevitabile”.
E se De Cristoforo ha parlato di “accidia” come peccato per il nostro non agire, S.E. il Vescovo Russotto ha evocato la rassegnazione, tragica, quasi fosse un tratto genetico, e l’articolo concludeva con una sorta di appello e della necessità di reagire, anche a costo di perdere alcune presunte sicurezze.
E del resto, per chi ha il dono della “fede”, lasciare il porto (delle certezze vuote) e navigare a mare aperto è il modo di vivere concretamente la “speranza” del proprio cammino.
Ma oggi i cittadini, e coloro in particolare che si professano credenti, sono preparati a spiegare le vele dell’impegno politico per il bene comune? Ho qualche dubbio.
Ho la sensazione che dopo la “tangentopoli” dei primi anni novanta, ci si sia assuefatti alla cattiva politica, che da noi sembra aver preso il nome di “mancettopoli”; che ci si sia abituati all’affarismo divenuto sistema, basta guardare agli intrecci economici di tanti politicanti; e alla politica che ha sostituito le tangenti con le fatture gonfiate pagate con il pubblico denaro.
Un sistema di corruzione che inevitabilmente trova il suo ambiente ideale in quella “accidia” indicata da De Cristoforo?
Nel mio piccolo, voglio dare la mia testimonianza.
Qualche mese fa, io avevo denunciato la “mancetta” di 190 mila euro arrivata a Milena e l’uso truffaldino che se ne stava facendo.
Ebbene, per tutta risposta, l’atteggiamento di qualche consigliere comunale (non cittadini comuni, ma degli “eletti”) non è stato quello di “controllare” la correttezza e la congruità delle spese effettuate e da me denunciate, ma di andare dicendo in giro che a me questa vicenda non mi doveva interessare, perchè “tanto i soldi erano della Regione” e lo stesso sindaco si era dato da fare per farmi consigliare di non fare il comizio nel quale avrei parlato della vicenda.
Questa è la realtà nella quale viviamo.
Una realtà che è povera economicamente, basta pensare che a Milena su una popolazione ufficiale di 2.500 residenti circa 85 famiglie fanno ricorso alla Caritas per tirare avanti, ma che è povera anche politicamente, avendo una classe politica che alimenta la “mancettopoli”, e se ne vanta, o che vuol nascondere con il silenzio e le menzogne l’uso distorto del pubblico denaro.
In questa situazione, per il cittadino comune che vive anche in un contesto di fragilità economica (e quindi anche di ricatto della povertà) avere fiducia nella politica come forma alta di impegno per la collettività e non rassegnarsi non è facile. Perchè forse manca da tempo anche il buon esempio. Perchè credere di poter cambiare le cose appare una anomalia, se non una follia. Perchè la moneta cattiva scaccia quella buona, a volte anche nel silenzio complice di chi per mestiere o per missione avrebbe il dovere di gridare e cacciare i mercanti dal tempio.
Ma abbiamo fiducia che anche dopo le parole del Vescovo Russotto qualche fiammella di speranza si possa di nuovo accendere.
Alfonso P. Cipolla
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