Un involucro cilindrico infilato con cura tra gli ingranaggi di una cassa d’epoca. È il dettaglio più emblematico dell’inchiesta per corruzione condotta dalla Procura di Palermo e dalla Squadra Mobile, che vede coinvolto l’ex vicepresidente della Regione Siciliana, Gaetano Armao. A incastrarlo sarebbero i filmati e le intercettazioni ambientali disposte dagli investigatori, culminati nel sequestro di contanti e materiale informatico.
Lo scambio nel soprabito
Secondo la ricostruzione della Sezione Anticorruzione, la consegna delle somme illecite avveniva con modalità studiate per eludere i controlli. Il tramite principale sarebbe stato l’avvocato Pierluigi Matta, figura cerniera tra il mondo imprenditoriale e il politico.
Uno degli episodi chiave risale al febbraio scorso, nei pressi del Collegio San Rocco a Palermo: Matta, dopo aver prelevato denaro in banca, avrebbe lasciato nell’auto di Armao un cappotto e una busta. Nelle immagini della Polizia si vede l’ex vicepresidente indossare il soprabito e cercare al tatto le banconote nelle tasche, guidato da impercettibili cenni del legale. Le cimici hanno registrato anche brevi scambi di battute sulle scadenze dei versamenti, che secondo i magistrati testimoniano la sistematicità dei pagamenti.
Il nascondiglio nello studio
Nel tardo pomeriggio dello stesso giorno, le microtelecamere installate all’interno dello studio professionale di Armao hanno ripreso la fase finale del passaggio di denaro. Convinto di non essere osservato, l’ex esponente di governo ha estratto i contanti dalla giacca, li ha inseriti in un piccolo contenitore cilindrico e li ha nascosti nello scomparto interno di un grande orologio a pendolo d’arredo.
L’ipotesi d’accusa
Per gli inquirenti, lo schema prevedeva il passaggio di denaro da parte di aziende interessate a corsie preferenziali o pratiche amministrative. Le somme venivano inizialmente bonificate sui conti di Matta sotto forma di parcelle professionali e poi convertite in contante da consegnare ad Armao.
I provvedimenti e le eventuali misure cautelari sono attualmente al vaglio del Giudice per le Indagini Preliminari, chiamato a esprimersi dopo gli interrogatori di garanzia. Trattandosi di fase di indagine preliminare, per gli indagati vale la presunzione di innocenza fino ad eventuale sentenza definitiva.
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