In un celebre passaggio del Canto IV dell’Inferno, Dante Alighieri ci introduce a “color che son sospesi”.
Sono le anime del Limbo, individui che non hanno colpe gravi, ma che vivono in un’eterna attesa, privi di una direzione, sospesi tra il desiderio di luce e l’impossibilità di raggiungerla.
Per mesi, nella politica locale, questo “limbo” non è stato solo una condizione dell’anima, ma un’etichetta sociale e politica portata addosso da chi, pur stando all’opposizione, scrutava l’orizzonte in attesa di un segnale.
“Non succede, ma se succede”….ed è successo
Oggi, il vento è cambiato. Quegli stessi “sospesi” hanno finalmente ottenuto il lasciapassare per il “Paradiso” della maggioranza.
Tuttavia, il passaggio non è avvenuto per inerzia o per improvvisa conversione ideale, ma attraverso una vera e lunga investitura politica programmata.
Il “Capo”, quella figura di riferimento che un tempo sembrava condannata all’irrilevanza o al conflitto, ha finalmente ottenuto la sua poltrona in Giunta, pronunciando quelle parole di conforto che offrono una benedizione dal sapore di cambio di rotta radicale.
Il “Capo” che adesso racconta che questo centrodestra è diverso da quello delle elezioni, se non altro per giustifare le sue pesanti affermazioni fatte allora ed aggiunge che i due consiglieri hanno da sempre mantenuto uno spirito collaborativo con la giunta per amore per la città, o forse per lasciare la porta socchiusa.
Ma allora vien da chiedersi se così è stato perchè i due consiglieri, oggi portati in dote, non sono passati già da tempo in maggioranza invece di aspettare che lui diventasse assessore?
Sono rimasti seduti tra i banchi dell’opposizione anche dopo le elezioni provinciali del 2025 e, se qualche collega faceva notare che forse il loro posto era dall’atra parte dell’aula, hanno risposto, quasi confessando, “per il momento siamo opposizione”, come a voler dire “appena viene nominato il nostro capo andiamo via”, non se la prendono se qualcuno dice che di amore per la città non c’è nulla ma è solo bramosia di potere.
Ma c’è un’ironia sottile, quasi feroce, in questo rito di passaggio.
Per lungo tempo, questi nuovi“beati” erano stati descritti dai loro nuovi alleati come abitanti del più profondo inferno politico, da oggi, per una sorta di magia burocratica, siederanno alla stessa mensa.
La permanenza in opposizione non era dunque un esercizio di coerenza, ma un attendismo strategico, si è accettato anche il “dileggio” solo per assicurarsi che il pasaggio dall’altra parte avvenisse contestualmente a quella del “Capo”, garantendo a tutta la filiera un posto a tavola.
Ciò che prima era errore, oggi è illuminazione, ciò che era peccato, ora è virtù necessaria, ovviamente, per “l’amore per la città”.
Se il “Capo” ha spalancato le porte, resta l’incognita più grande, l’accoglienza nelle schiere celesti.
Gli “angeli del Paradiso”, i fedelissimi che abitano la maggioranza sin dal primo giorno e ne custodiscono l’ortodossia, già abbastanza provati da certi accadimenti, osservano la scena in silenzio, visto quanto successo, e anche con un misto di sconcerto e fastidio. Non dimenticano facilmente le parole d’odio o di sfida che i nuovi arrivati rivolgevano loro in campagna elettorale.
L’accoglienza ovviamente sarà formale, forse ci scapperà pure un applauso, il tutto garantito dal decreto di nomina ormai in tasca, ma pare che il “calore umano” scarseggi.
Il rischio per questi ex sospesi è di finire in un nuovo isolamento, un “limbo dorato” all’interno del Paradiso stesso, dove si è parte della gestione ma si resta stranieri nell’anima del gruppo.
In definitiva, essere passati dal Limbo al Paradiso per “grazia ricevuta” non garantisce la pace né la stima. Il lasciapassare è un documento burocratico, un accordo di potere che risponde alla logica della sopravvivenza politica, ma oltre all’aspetto formale e burocratico c’è anche altro.
Chi ha scelto di abbandonare i colleghi di un viaggio che non è arrivato a destinazione, deve ora dimostrare di saper volare con ali proprie, sotto lo sguardo vigile e severo di chi non ha mai smesso di considerarli degli intrusi e soprattutto di chi li ha votati pensando di portare avanti una linea politica diversa e opposta, anche se si tenta di ridurre al minino il numero di coloro che non hanno condiviso questa scelta.
L’approdo in quello che si crede essere il Paradiso è solo l’inizio e ciò avverrà sicuramente nel consiglio comunale di oggi, quando il presidente annuncerà il passaggio ufficiale.
Ma ormai la vera sfida non è esserci entrati, ma riuscire a restarci senza che le ali si sciolgano al sole cocente della memoria storica e dal giudizio dei cittadini.
Buon lavoro. Ad Maiora
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