Un’ondata d’acqua e fango alta sei metri travolge interi villaggi. L’emergenza scientifica: l’ipotesi del crollo glaciale (GLOF) o del terremoto ad alta quota. Caccia ai dispersi, tre italiani irreperibili.
Una colossale onda di fango, acqua e detriti ha travolto il confine montuoso tra Nepal e Tibet, trasformando una vasta area dell’Himalaya in un teatro di devastazione. Il bilancio della tragedia assume contorni sempre più drammatici: le vittime accertate hanno superato quota 390, mentre oltre 1.400 persone figurano nell’elenco dei dispersi.
L’evento si è verificato lungo l’asse del fiume Lhende e si è celermente propagato al corso del Bhote Koshi e del Trishuli, spazzando via infrastrutture commerciali, ponti strategici, cantieri idroelettrici e interi centri abitati nei distretti nepalesi di Rasuwa, Nuwakot e Dhading, fino a impattare la contea tibetana di Gyirong (Shigatse).
La dinamica: “Onde alte sei metri, la montagna ha ruggito”
Le testimonianze raccolte dai soccorritori delineano contorni spaventosi. I piloti degli elicotteri impegnati nei primi sorvoli hanno descritto un fronte d’acqua scura e macerie con onde alte dai cinque ai sei metri, capaci di sradicare alberi secolari e sbalzare via veicoli pesanti nel giro di pochi istanti.
La colata detritica ha quasi del tutto rasato al suolo la località border-town di Timure, distruggendo gli uffici doganali e travolgendo il personale dell’Armed Police Force e decine di lavoratori impiegati nel progetto idroelettrico di Langtang Khola.
L’ipotesi Geologica: Il fenomeno GLOF
Gli esperti del CNR e dell’USGS (US Geological Survey) stanno valutando le cause dell’evento imprevedibile. La tesi prevalente riguarda un GLOF (Glacial Lake Outburst Flood), ovvero il crollo imprevisto della diga naturale di un lago glaciale o il cedimento di una porzione di ghiacciaio in quota, probabilmente innescato o aggravato da una scossa sismica di magnitudo compresa tra 4.4 e 5.2 registrata sul versante tibetano.
Mobilitazione internazionale e la situazione degli italiani
Tra la massa di persone scomparse figurano centinaia di cittadini stranieri ed escursionisti che affollavano la regione. La Farnesina e l’Unità di Crisi del Ministero degli Esteri si sono immediatamente attivate per verificare la presenza dei connazionali.
Mentre la maggior parte dei turisti italiani monitorati risulta al sicuro o tratta in salvo dalle guide locali, permane forte apprensione per tre cittadini italiani irreperibili nelle zone colpite dalla frana, tra cui un cinquantenne ligure e una coppia italo-svizzera. L’ambasciata d’Italia a Pechino e i consolati a Kathmandu e Calcutta sono in permanente contatto con le autorità locali.
Quadro riassuntivo dell’emergenza
| Parametro | Dati Aggiornati |
| Vittime confermate | 392+ (in continuo aggiornamento) |
| Dispersi totali | Oltre 1.460 (di cui ~700 stranieri di 28 nazionalità) |
| Aree colpite | Rasuwa, Nuwakot, Dhading (Nepal), Contea di Gyirong (Tibet) |
| Mezzi e soccorsi | Droni per mappatura, elicotteri militari, oltre 1.300 soccorritori sul campo |
Soccorsi resi difficili dai sedimenti
Le operazioni di salvataggio proseguono in condizioni proibitive. In territorio tibetano, la Cina ha inviato centinaia di unità di soccorso e il presidente Xi Jinping ha ordinato il massimo sforzo operativo. Tuttavia, le vie d’accesso primarie rimangono bloccate da uno strato di fango e sedimenti denso oltre un metro e mezzo.
In Nepal, l’esercito sta impiegando droni di ricognizione per individuare eventuali superstiti rimasti isolati nelle tasche di sopravvivenza formatesi tra le rovine dei fabbricati travolti.

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