“E stutatelo ‘stu telefono!”. Riccardo Muti lo ha detto in dialetto napoletano durante il concerto di Natale al Senato della Repubblica, quando ha sentito l’ennesimo telefonino squillare
Poi ha cercato di minimizzare scherzando: “Ad un certo punto ho anche guardato bene la partitura, credevo ci fosse qualcosa, credevo fossi io”. Tra gli applausi dei senatori, lo sguardo divertito del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella e del Presidente del Senato Ignazio la Russa, Riccardo Muti ha poi proseguito il suo concerto.
Il concerto
Il Maestro Riccardo Muti ha diretto i musicisti dell’Orchestra Giovanile Luigi Cherubini. Alla presenza del Capo dello Stato Sergio Mattarella e dai presidenti del Senato e della Camera Ignazio La Russa e Lorenzo Fontana. Tra gli ospiti, anche il presidente della Corte Costituzionale Giovanni Amoroso, i ministri Alessandro Giuli e Orazio Schillaci, il presidente dell’Agcom Giacomo La Sorella. Dopo l’inno nazionale, il concerto si è aperto con l’ouverture Coriolano op. 62 di Ludwig van Beethoven. A seguire la Sinfonia Roma op. 37 di Georges Bizet per una durata totale di circa un’ora e un quarto.
Un’abitudine diffusa
Il telefonino che squilla durante un’opera è un’abitudine purtroppo diffusa. Era già accaduto a diversi direttori d’orchestra, come Daniel Baremboim e Riccardo Cahily. Più di recente, a teatro, Silvio Orlando ha fermato il suo spettacolo I ciarlatani, lo scorso 3 dicembre: “È fastidioso vedere i volti che si illuminano”, aveva detto, “è una battaglia di civiltà”. Mentre in passato era accaduto anche a Toni Servillo. Anche in quel caso, l’attore sbottò: “Basta con questi cellulari, non siamo mica scimmiette ammaestrate”. Era accaduto a Bologna, presso l’Arena del Sole. In quel caso, l’attore si costrinse a ripetere la scena da capo.

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