Nell’annuale radiografia ambientale tracciata dal rapporto “Ecosistema Urbano 2026” di Legambiente, le città siciliane continuano a mostrare un quadro a due velocità, caratterizzato da ritardi strutturali ma anche da inaspettate virtù locali. Tra le realtà dell’Isola, Caltanissetta si attesta al 92° posto della graduatoria nazionale (su 106 capoluoghi) con un punteggio del 42,48%, posizionandosi esattamente al centro del gruppo delle province interne, lontana sia dai vertici che dall’assoluto declino dei grandi centri metropolitani.
Il dato di Caltanissetta: luci sulla mobilità dolce e ombre sui servizi
Il capoluogo nisseno presenta un profilo sfaccettato in cui spiccano alcuni indicatori decisamente positivi, affiancati però da nodi irrisolti:
- Piste ciclabili sopra la media: Il dato più sorprendente per Caltanissetta riguarda la dotazione di infrastrutture per la mobilità ciclabile, dove la città si distingue con parametri superiori alla media nazionale.
- Virtuosa nei consumi d’acqua: Sul fronte dell’efficienza idrica domestica, i residenti nisseni registrano consumi contenuti e responsabili.
- Differenziata sopra il 60%: Buona anche la performance nella gestione dei rifiuti, con la raccolta differenziata che raggiunge il 61,2%.
Di contro, l’analisi di Legambiente mette in luce pesanti criticità che frenano la vivibilità della città:
- Trasporto pubblico inutilizzato: L’uso dei mezzi pubblici rimane estremamente marginale.
- Carenza di verde e alberi: Si rileva una scarsità di alberatura nelle aree pubbliche urbane.
- Suolo sotto pressione: Preoccupa il costante incremento del consumo di suolo pro capite.
La mappa della sostenibilità in Sicilia: Enna in testa, Palermo e Catania in coda
Il panorama generale dell’Isola conferma una distanza marcata tra i piccoli e medi centri dell’interno e i grandi poli urbani del litorale:
- L’eccellenza di Enna (55ª): Con il 55,01%, Enna si conferma la città più “green” della Sicilia. Vanta un’ottima qualità dell’aria, consumi idrici minimi (83 litri al giorno per abitante) e il record regionale di raccolta differenziata (70,2%). Resta tuttavia un’alta percentuale di auto private (74 ogni 100 abitanti).
- Frenano Ragusa e la costa orientale: Ragusa scivola al 69° posto (50,79%), penalizzata da perdite idriche che superano il 60%. Seguono Siracusa (87ª), travolta dal 65,1% di dispersione potabile, e Messina (89ª), che soffre per la carenza di verde urbano (appena 5 mq per residente).
- Il blocco centrale: Subito prima di Caltanissetta troviamo Trapani (91ª), premiata da una differenziata al 66,6% ma penalizzata dalla mancanza di dati su diversi indicatori. Subito dietro si colloca Agrigento (93ª), penalizzata da un’alta dipendenza dall’auto e da una rete ciclabile quasi inesistente.
- L’emergenza di Catania e Palermo: In fondo alla classifica nazionale si piazzano i due principali capoluoghi. Catania è 103ª, afflitta dal tasso di motorizzazione più alto d’Italia (82 auto ogni 100 abitanti) e da una differenziata ferma al 34%. Palermo sprofonda al 104° posto (terzultima in Italia), gravata dal record negativo di differenziata (24,1%) e da una rete idrica con perdite per il 42,7%.
Le sfide per il futuro
Il rapporto 2026 evidenzia come per Caltanissetta e per l’intera Sicilia la transizione ecologica sia ancora un percorso in salita. Se da un lato l’attenzione alla mobilità sostenibile e alla raccolta differenziata traccia la strada giusta per i centri nidificati nell’entroterra, dall’altro la carenza di verde pubblico, l’inefficienza del trasporto urbano e le dispersioni di risorse idriche richiedono interventi strutturali e immediati da parte delle amministrazioni locali.

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