Un meccanismo procedurale che rischia di indebolire i controlli sulla spesa pubblica e che rimette al centro del dibattito il discusso connubio tra la gestione dei fondi europei e le tutele legali per i funzionari della Pubblica Amministrazione. È quanto emerge da un recente e dettagliato studio indipendente che sta agitando i palazzi della politica e che sembra, numeri alla mano, mettere seriamente in difficoltà le scelte dell’esecutivo.
Al centro dell’analisi c’è la gestione dei progetti di importo inferiore ai 150.000 euro, una vera e propria “zona grigia” dal punto di vista burocratico. Con l’introduzione del nuovo Codice dei contratti pubblici, infatti, la soglia per gli affidamenti diretti — ossia l’assegnazione di lavori, servizi e forniture senza l’obbligo di una gara d’appalto formale — è stata innalzata proprio fino a 150mila euro. Una misura nata per “snellire” e accelerare la spesa, in particolare quella legata al Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (PNRR) e ai fondi strutturali europei, ma che oggi mostra il suo rovescio della medaglia.
Il combinato disposto: Affidamento diretto e “Scudo Erariale”
Ciò che lo studio evidenzia con preoccupante chiarezza è l’effetto combinato di questa deregolamentazione con la reiterata proroga del cosiddetto “Scudo Erariale”. Introdotto originariamente durante la fase acuta della pandemia per contrastare la cosiddetta “firma difensiva” dei burocrati, lo scudo limita la responsabilità amministrativo-contabile dei dipendenti pubblici ai soli casi di dolo (la volontà di arrecare un danno) escludendo la “colpa grave” (l’errore grossolano, la negligenza o l’imperizia).
L’incrocio tra queste due norme crea un potenziale corto circuito:
- Sotto i 150mila euro i contratti e le commesse finanziate dall’Europa possono essere assegnati in modo diretto, con procedure semplificate e un ridotto grado di trasparenza concorrenziale.
- Grazie allo scudo erariale, i funzionari che firmano tali affidamenti godono di una quasi totale immunità contabile davanti alla Corte dei Conti in caso di sprechi, sovraprezzi o valutazioni errate, a meno che non venga dimostrato il dolo intenzionale.
I rischi per i fondi europei
La frammentazione dei progetti in micro-interventi sotto la soglia dei 150.000 euro rischia così di trasformarsi in una prateria priva di reali sanzioni in caso di mala gestione. Lo studio “inchioda” il Governo proprio su questo punto: se l’obiettivo dichiarato dell’esecutivo era la velocità della spesa per non perdere i miliardi di Bruxelles, l’effetto collaterale è la drastica riduzione dei presidi di legalità finanziaria e il monitoraggio sulla qualità della spesa stessa.
La magistratura contabile ha più volte manifestato forti perplessità sul prolungamento dello scudo oltre l’emergenza pandemica, sottolineando come l’assenza di responsabilità per colpa grave tolga un forte deterrente contro l’inefficienza e il favoritismo.
Mentre l’Unione Europea esige standard rigorosi di controllo per evitare frodi e dispersioni di denaro pubblico, l’architettura normativa interna sembra muoversi nella direzione opposta. La proliferazione di piccoli progetti sotto-soglia gestiti tramite canali diretti e “scudati” dal controllo della Corte dei Conti accende un faro sulle reali garanzie di trasparenza dell’azione di governo.
Con le opposizioni pronte a dare battaglia in Parlamento sulla scorta dei dati emersi da questa analisi, il dossier sui fondi UE e la responsabilità amministrativa promette di rimanere una delle spine più dolorose per la maggioranza, stretta tra la fretta di spendere e il dovere di vigilare.
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