Un arco temporale di sedici anni, tredici indagati e i vertici della politica siciliana chiamati a rispondere di una ferita mai rimarginata. La Procura di Gela ha acceso i riflettori sulla gestione del dissesto idrogeologico a Niscemi, notificando avvisi di garanzia che colpiscono il cuore pulsante delle istituzioni regionali degli ultimi tre lustri.
L’Inchiesta: Sedici anni di presunte omissioni
Il Procuratore di Gela, Salvatore Vella, ha illustrato in conferenza stampa i dettagli di un’indagine complessa che copre un periodo che va dal 2010 al 2026. Al centro del mirino non c’è solo l’evento franoso in sé, ma la catena di (mancate) decisioni e i ritardi nei lavori di messa in sicurezza che avrebbero dovuto seguire il disastro già avvenuto nel lontano 1997.
I reati ipotizzati, contestati a vario titolo, sono pesanti:
- Disastro colposo
- Danneggiamento seguito da frana
I Nomi Eccellenti: Quattro Legislature sotto Lente
La lista degli indagati è una cronistoria politica della Sicilia. La Procura ha infatti iscritto nel registro degli indagati i quattro Presidenti della Regione che si sono succeduti nell’ultimo sedicennio:
- Raffaele Lombardo
- Rosario Crocetta
- Nello Musumeci (attuale Ministro per la Protezione Civile e le Politiche del Mare)
- Renato Schifani (attuale Governatore in carica)
Oltre ai vertici politici, l’inchiesta coinvolge figure tecniche di primo piano, tra cui i dirigenti della Protezione Civile, i soggetti attuatori per il contrasto al dissesto idrogeologico e il responsabile dell’Ati (Associazione Temporanea di Imprese) incaricata di eseguire i lavori di consolidamento mai portati a compimento.
Il Nodo dei Lavori Mai Conclusi
Secondo l’impianto accusatorio, nonostante lo stanziamento di fondi e la nomina di commissari straordinari, le opere di contenimento dopo la frana del ’97 sarebbero rimaste sulla carta o eseguite in modo del tutto insufficiente.
“La nostra attività si concentra sulla gestione del territorio e sulla responsabilità di chi avrebbe dovuto vigilare e intervenire per evitare il perdurare del pericolo”, ha chiarito il Procuratore Vella.
Cosa succede ora?
L’iscrizione nel registro degli indagati è un atto dovuto per consentire il proseguimento degli accertamenti tecnici e l’eventuale esercizio del diritto di difesa. Tuttavia, il peso politico della vicenda è enorme: il coinvolgimento di un ministro in carica e del governatore attuale pone la gestione del territorio siciliano al centro di un acceso dibattito nazionale sulla sicurezza delle infrastrutture e la lotta al dissesto idrogeologico.
L’indagine dovrà ora stabilire se i ritardi siano frutto di negligenza burocratica o se vi siano precise responsabilità politiche nella gestione dei fondi destinati alla sicurezza dei cittadini di Niscemi.
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