Non si placa l’ondata di proteste studentesche che da una settimana sta travolgendo il sistema scolastico francese. La situazione è ormai arrivata a un punto critico, tanto da spingere il ministero dell’Istruzione ad adottare misure straordinarie: nella giornata di lunedì 5 ottobre le attività didattiche saranno sospese — totalmente o parzialmente — in circa 400-500 scuole superiori in tutto il Paese.
A confermarlo è stato lo stesso ministro dell’Istruzione, Édouard Geffray, spiegando che “non sussistono le necessarie condizioni di sicurezza” per garantire il normale svolgimento delle lezioni.
Il bilancio della violenza: incendi, saccheggi e feriti
Nate per denunciare la carenza di organico docente e le pessime condizioni strutturali degli edifici scolastici, le mobilitazioni si sono rapidamente allargate a macchia d’olio dalla banlieue parigina alle principali città francesi, trasformandosi in una vera e propria guerriglia urbana.
Il bilancio tracciato dalle autorità è drammatico:
- 24 istituti superiori sono stati dati alle fiamme o saccheggiati;
- Oltre 100 scuole hanno subito gravi danni strutturali;
- 65 dipendenti scolastici feriti, tra cui 40 dirigenti scolastici;
- Quasi 2.000 fermi effettuati dalle forze dell’ordine dall’inizio delle proteste, con il 90% degli arrestati composto da minorenni.
Tra gli episodi più gravi registrati nei giorni scorsi figura l’aggressione ai danni di un preside a Marsiglia, aggredito e cosperso di benzina davanti al proprio istituto.
La linea dura del governo: “Inaspriti i controlli, paghino i genitori”
Forte la reazione dell’esecutivo transalpino di fronte all’escalation. Il ministro della Giustizia, Gérald Darmanin, ha invitato i procuratori ad applicare la massima fermezza, chiedendo di far valere la responsabilità civile nei confronti dei genitori dei minorenni coinvolti. L’obiettivo del governo è far risarcire direttamente alle famiglie i milioni di euro di danni causati da atti vandalici e incendi negli edifici pubblici.
Nel frattempo, in molte aree del Paese si ricorrerà temporaneamente alla Didattica a Distanza (DAD), mentre il ministero tenta di mantenere aperto un canale di dialogo con le associazioni degli studenti e dei genitori per disinnescare una tensione che minaccia di paralizzare l’intero sistema scolastico nazionale.
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