Gli anticorpi della democrazia contro la politica della rabbia, una questione di pre-conoscenze.
Provo un certo..Orrore, per Vannacci e tutti gli accoliti.
Questo individuo, definisce se stesso ed i propri sostenitori “figli di nessuno”, “la feccia della società”.
Posso sostenere di essere in accordo, su una cosa: la feccia della società, ma mi permetto di ricordare alla feccia umana Vannacci, che “figli di nessuno”, era un appellativo utilizzato da un gruppo di anarchici e di sinistra di molti anni fa.
Caro Vannacci, mancano le basi.
La feccia Vannacci, in conferenza stampa, ha dichiarato: “non esistono i femminicidi, ma esistono gli omicidi. Il fatto che ad essere uccisa sia una donna, non rende la cosa più grave”.
Non penso sia necessario scomodare ogni singola parola che, possa costruire un insulto per questo individuo, e tutti i suoi fans.
Osservando lo scenario nazionale, desta preoccupazione la crescente presenza di seguaci e sostenitori di Roberto Vannacci, le cui dichiarazioni hanno alimentato nelle ultime settimane, un dibattito pubblico segnato da toni divisivi, provocazioni e messaggi che mettono in discussione conquiste civili e sociali costruite nel corso di quasi un secolo di storia democratica.
Parliamo di conquiste che hanno reso il nostro Paese più giusto e più libero: la parità tra uomini e donne, il contrasto alla discriminazione, l’inclusione delle persone con disabilità, l’integrazione scolastica, la lotta alla violenza di genere, il principio fondamentale secondo cui nessuno deve essere lasciato indietro. Sono valori che non appartengono a una parte politica, ma rappresentano il patrimonio comune della Repubblica.
Di fronte a certe esternazioni, riesce difficile comprendere come vi siano persone disposte ad accostare il proprio volto e la propria immagine pubblica a un messaggio che sembra fondarsi più sulla contrapposizione che sulla costruzione, più sulla rabbia che sulle soluzioni, più sulla ricerca dello scontro che sulla responsabilità istituzionale.
Anche a Caltanissetta abbiamo avuto modo di osservare questo fenomeno. La presenza di Vannacci (volutamente non aggiungo Generale) in città ha attirato una partecipazione certamente limitata nei numeri, ma sufficientemente visibile da suscitare una riflessione. Tra il pubblico erano presenti molti giovani, alcuni dei quali hanno scelto simboli e modalità esteriori che richiamano immaginari politici che l’Italia democratica dovrebbe avere definitivamente consegnato alla storia.
Fortunatamente, Caltanissetta conserva ancora il senso della misura e il pudore civile che derivano dalla consapevolezza della propria storia democratica. Non si sono registrate quelle manifestazioni nostalgiche che altrove, talvolta, accompagnano eventi di questo genere. E questo è un segnale incoraggiante. Perché la memoria non è un orpello del passato, ma uno strumento indispensabile per comprendere il presente.
Il 25 aprile non è una data divisiva. È la giornata in cui l’Italia ha ritrovato la libertà dopo la dittatura e la guerra. È il giorno che ha reso possibile la Costituzione repubblicana, il pluralismo politico, il diritto di voto, le libertà civili e tutte quelle conquiste sociali che oggi qualcuno sembra considerare scontate. Ricordarlo non significa guardare indietro; significa difendere le fondamenta stesse della nostra convivenza democratica.
Non siamo di fronte a una visione politica innovativa o a una proposta culturale strutturata. Siamo piuttosto davanti all’ennesimo tentativo di trasformare il malessere sociale in consenso elettorale, alimentando paure, rancori e divisioni. Una strategia che trova terreno fertile nel clima urlato del nostro tempo, dove la provocazione sostituisce l’argomentazione e il clamore mediatico prende il posto della competenza.
La destra liberale, quella che ha contribuito alla crescita democratica dell’Europa e dell’Italia, è un’altra cosa. È cultura di governo, rispetto delle istituzioni, tutela delle libertà individuali e responsabilità verso la collettività. Ridurre tutto a slogan identitari e a continue provocazioni significa impoverire il confronto pubblico e degradare il dibattito democratico.
Confido tuttavia nella maturità dei cittadini. Confido negli anticorpi democratici che la nostra società ha sviluppato attraverso decenni di lotte civili, di progresso sociale e di partecipazione. Sono certo che la maggioranza dei nisseni, così come degli italiani, saprà distinguere tra chi propone idee e chi alimenta soltanto indignazione; tra chi costruisce una prospettiva per il futuro e chi si limita a cavalcare la rabbia del presente.
La democrazia non ha bisogno di urlatori, ha bisogno di cittadini consapevoli, di confronto serio e di una politica capace di unire anziché dividere. E Caltanissetta, città che conosce il valore della dignità e della convivenza civile, merita una discussione pubblica all’altezza della propria storia e del proprio futuro.
Marco Fasciana Uno qualunque
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