Il presidente statunitense ha dichiarato che Mosca e Kiev avrebbero concordato di sospendere gli attacchi a impianti energetici e raffinerie. Il leader ucraino si dice pronto ad aderire, ma esprime forte scetticismo sul reale rispetto dei patti da parte di Putin.
Un possibile punto di svolta nell’escalation del conflitto russo-ucraino o l’ennesima dichiarazione diplomatica a rischio smentita nei fatti? Donald Trump ha annunciato, tramite il suo canale social Truth, il raggiungimento di un’intesa tra Mosca e Kiev per sospendere reciprocamente i raid contro le infrastrutture energetiche e le raffinerie petrolifere.
«L’Ucraina ha concordato di non colpire obiettivi energetici russi. La Russia ha accettato di fare altrettanto!», ha scritto il presidente degli Stati Uniti, legando inoltre la recente impennata dei prezzi del diesel a livello globale proprio alle tensioni del conflitto in Europa orientale, piuttosto che alle recenti instabilità nell’area mediorientale.
La cautela di Kiev: «Pronti a fermarci, ma servono garanzie»
Se le parole di Washington dipingono uno scenario di distensione, la risposta giunta da Kiev è improntata alla massima prudenza. Attraverso un messaggio pubblicato su X, il presidente ucraino Volodymyr Zelensky ha condizionato qualsiasi stop delle operazioni militari all’effettivo comportamento del Cremlino e alla presenza di garanzie internazionali.
«Se i nostri partner sono pronti a garantire che la Russia smetterà di colpire il nostro sistema elettrico, le infrastrutture energetiche e le catene di rifornimento alimentari, allora, certamente, anche noi siamo pronti a fermare i raid», ha precisato Zelensky.
Il presidente ucraino ha tuttavia ribadito le sue perplessità sulle intenzioni di Mosca, sottolineando come Kiev non sia affatto convinta della reale volontà della Russia di attendersi agli impegni presi. Una diffidenza dettata dai continui raid che hanno gravemente compromesso la rete elettrica e le risorse energetiche ucraine nei mesi passati.
La palla passa ora alla diplomazia e al monitoraggio degli sviluppi sul campo, per verificare se l’annuncio della “tregua energetica” possa tradursi in un effettivo congelamento degli attacchi strategici o se rimarrà solo una proposta priva di riscontri concreti.
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