“Non capisco proprio che fastidio possa dare una sillaba”, dice Giannantonio Mingozzi, esponente del Partito repubblicano (Pri) di Ravenna. E annuncia: “Il 31dicembre lo scandiremo con ardore”
“Con tutto il rispetto per il presidente della Repubblica, la sua autorevolezza, l’impegno e la saggezza che fa onore a tutti gli italiani, non capisco proprio che fastidio possa dare una sillaba presente nello spartito di Novaro ma non nel testo di Goffredo Mameli; è un incentivo al rispetto delle Forze armate ed alla nostra indipendenza, ma non certo alla guerra, semmai a vincere in ogni sport con l’Inno che ti ricorda l’orgoglio di batterti per il tuo paese”. Giannantonio Mingozzi, esponente del Partito repubblicano (Pri) di Ravenna, interviene così a difesa del ‘sì’ finale nell’Inno d’Italia. Quella parolina urlata alla fine dell’inno, infatti, è stata tolta dall’Inno di Mameli per volontà del presidente della Repubblica Sergio Mattarella, che ha firmato un apposito decreto su questo. Un provvedimento firmato da Mattarella il 14 marzo 2025 e pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 7 maggio 2025.
“ANDAVA SPIEGATO ALLE NUOVE GENERAZIONI, NON TOLTO”
“Si dirà che vi sono problemi più gravi e impellenti da affrontare piuttosto che il ‘sì’ finale del Canto degli italiani, depennato per decreto presidenziale e governativo su proposta dello Stato maggiore dell’Esercito; quindi da archiviare nelle cerimonie ufficiali quando cori e bande militari eseguono l’Inno in Italia ed all’estero”, ma per Mingozzi quella “esclamazione conclusiva è ormai patrimonio consolidato del nostro patriottismo, difesa della Repubblica e sacrificio di tanti italiani”.
Dunque, “non sono d’accordo e l’avrei lasciato per spiegarlo alle nuove generazioni, soprattutto dopo quell”Italia chiamò’, un verso che, seppure coniato in un contesto del tutto diverso da quello odierno, rappresenta la sintesi tra amore di Patria, la nascita di una Repubblica libera e unita, il sacrificio di tanti combattenti del Risorgimento e i ravennati in difesa della Repubblica Romana, la Liberazione e la lotta partigiana per sconfiggere il nazifascismo, il referendum tra Repubblica e Monarchia, con i più alti consensi ravennati, ed ogni sforzo compiuto per la ricostruzione di un’Italia distrutta grazie ai dettami costituzionali e allo spirito di servizio di ogni famiglia”, sottolinea Mingozzi.
“IL 31 DICEMBRE CANTEREMO ANCHE IL SI’ FINALE”
A Ravenna, in particolare, ci sono le lapidi di Piazza Garibaldi o l’elenco dei caduti di ogni guerra a testimoniare “coloro che hanno offerto la propria vita per conquistare libertà e progresso” per cui Mingozzi è certo che, proprio a Ravenna, per la consueta fiaccolata al Capanno Garibaldi dell’ultimo dell’anno, “in questa occasione il ‘sì’ finale verrà scandito con più ardore e consapevolezza di sempre“.
Fonte Agenzia Dire www.dire.it
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